Argentario, Orbetello, il mulino nella laguna, foto di Luca Tamagnini. Fotografia fine art

Argentario

Argentario, un paesaggio costiero tra laguna e presidi spagnoli.

Il paesaggio dell’Argentario racconta un pezzo di storia italiana e di dominazione spagnola che conoscevo poco. Fortezze e porti fortificati sul monte e mulini nella Laguna di Orbetello sono immagini che vorrei inserire in questa mia infinita ricerca sul paesaggio costiero italiano. Radici etrusche, coste toscane, Mar Tirreno, sono il backgraund al mio affiaccio sull’Argentario e l’Isolotto.

L'Isolotto dell'Argentario - 100x100 cm - Fotografia fine art di Luca Tamagnini.

L’Isolotto dell’Argentario – 100×100 cm – Fotografia fine art di Luca Tamagnini.

Un punto panoramico molto bello e luogo ideale dove prendere contatto con questo pezzo di Toscana sul mare. Venivo da Ansedonia e alla Tagliata Etrusca di Cosa ero rimasto amareggiato dal degrado che vi avevo trovato. Testimonianze archeologiche sul mare così antiche sono molto rare, tanto più qualcosa di etrusco che non sia una tomba.

Il sistema imponente di fortezze che presidia Port’Ercole non è pisano e ne del Granducato di Toscana, ma spagnolo e risalgono alla metà del 1500. Davanti all’imponenza e alla maestosità delle fortezze di Port’Ercole viene da chiedersi il perché di tutta questa potenza difensiva su un tratto di costa tra le meno popolare e tra le più povere della Toscana. La Maremma, si sa, era infestata dalla malaria, paludi ed acquitrini oggi bonificati erano allora un territorio non vivibile. A Port’Ercole ci venne a morire Caravaggio, sbarcato nel Porto, quasi sicuramente una febbre malarica lo uccise. Proveniva da Napoli, doveva andare a Roma, è il 1610 e il fatto che sia giunto così a nord fa pensare che Roma non era ben servita dal mare. Port’Ercole e l’Argentario quindi erano allora un punto di approdo fondamentale per raggiungere la città del Papa dal mare.

Orbetello nella sua laguna non era un porto per grandi navi. Qui ci viveva quasi tutta la popolazione, molto probabilmente perché l’acqua salmastra della laguna non permetteva alle zanzare malariche di riprodursi. Orbetello fu una minuscola Venezia, capitale di un piccolo stato, con un Viceré che non governava terre, ma porti, presidi fortificati sul mare.

Oltre a Port’Ercole e Porto Santo Stefano sull’Argentario, di questo piccolo stato facevano parte anche Talamone e Porto Longone, l’antico nome di Porto Azzurro all’Elba. Questa enclave spagnola è chiamata dagli storici “Stato dei Presidi” (Link Enciclopedia Treccani). Tutto questo per volere del più potente sovrano che la Spagna abbia mai avuto: Filippo II.

Filippo era Figlio di Carlo V, l’ultimo imperatore d’Europa, quello che tentò, con il sacco di Roma, di sottomettere il Papa. Fallì ed abdicò chiedendo perdono a Dio e al Papa per il sacrilegio commesso. Anche se il figlio non fu mai imperatore ma solo sovrano di Spagna, sarà l’artefice di una grande epopea di conquista e dominio su tante sponde mediterranee e atlantiche. Per controllare l’Italia, aveva bisogno di un approdo sicuro per le sue navi, nel mezzo della penisola, un controllo a difesa del Papa dalle altre potenze europee. Una politica che avrà molto successo e che condizionerà molto l’evoluzione della nostra storia. Per quasi 300 anni questi “Presidi” furono dominio spagnolo e Borbone. Solo con l’arrivo in Italia di Napoleone diventeranno parte del Granducato di Toscana.

Un mulino ad Orbetello racconta un’altra storia, una storia tecnologica tra l’Italia e la Spagna, dove alla dominazione spagnola corrisponde un mancato sviluppo di questi territori. Oggi ne è rimasto solo uno di mulino nella Laguna di Orbetello, una volta erano ben nove. Sono rimasto di stucco quando sono venuto a sapere che servivano a macinare il grano. Che motivo c’era per costruirli in mezzo all’acqua? Le pale eoliche girano grazie al vento, ed il vento soffia anche sulla terra. In realtà i mulini furono costruiti dai toscani prima del dominio spagnolo. Ma allora usavano le correnti delle laguna come forza motrice. Energia creata dalle maree, dal mare che ogni 6 ore entra ed esce dalla laguna generando flussi d’acqua costanti e continui.

Non ho trovato nessuna notizia storica che spiegasse quali sono stati i motivi della trasformazione dei mulini da parte degli spagnoli, che da idraulici divennero eolici. Forse gli spagnoli cambiarono l’assetto della Laguna costruendo canali per la navigabilità interrompendo le correnti nei punti dove furono costruiti i mulini? Certo è che invece di ricostruirli sulla terraferma, continuarono ad utilizzare le macine senza spostarle dai luoghi originari utilizzando una tecnologia, quella eolica più conosciuta dalle loro parti.

Gli spagnoli di allora hanno sempre avuto priorità di dominio e sfruttamento più che di efficienza e sviluppo economico nei paesi che occupavano. Allora le città toscane erano all’apice della cultura europea, non solo per i primati artistici ed architettonici rinascimentali, ma anche e soprattutto perché da Pisa con Galileo nascerà il pensiero scientifico.

E sempre dalla Toscana non dimentichiamoci che solo qualche decennio prima dell’arrivo degli Spagnoli in Maremma, era ancora in vita il genio rinascimentale per eccellenza: Leonardo da Vinci. Pittore, architetto, scienziato, si occupò molto di idraulica, riuscì ad intuire alcuni principi dell’idrostatica, dedicando molto tempo allo studio sul moto dell’acqua, nel costruire porti e bonificare terreni.

La monarchia spagnola grazie a questi presidi ha sempre potuto imporre le sue influenze sul Papa e su tutta la penisola. Anche se poi il più delle volte sarà il Papa a dettare le condizioni di dominio su tutto il mondo cattolico. Un dominio temporale e religioso che ci ha riportato nel medioevo più profondo, quando il nord Europa stava già facendo i primi passi nell’era moderna.


Su Photoatlante è possibile acquistare la foto del mulino nella Laguna di Orbetello.

Argentario, Laguna di Orbetello 2016 - Fotografia fine art di Luca Tamagnini

Argentario, Laguna di Orbetello 2016 – Fotografia fine art di Luca Tamagnini


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