Castelsardo 2010 foto fine art

Castelsardo e Eleonora d’Arborea

I miei paesaggi costieri della Sardegna

Il borgo di Castelsardo è un luogo molto importante per la storia della Sardegna. Siamo nella parte più a nord dell’isola e dal belvedere del castello si vedono l’Asinara e la Corsica. La prima volta che vidi Castelsardo fu per pochi minuti, dal cielo, il tempo di scattare qualche foto e via verso Stintino. Allora, era un lontano 1993, non si poteva ancora sorvolare l’Asinara; perchè carcere di massima sicurezza. Castelsardo dal cielo mi aveva fatto una brutta impressione. Troppe case moderne intorno, il borgo e il castello non erano stati con me molto fotogenici. Sarà stata una luce primaverile molto forte, il pilota che aveva fretta, il carburante dell’elicottero si stava esaurendo. Eravamo in volo sulla Gallura da quasi due ore e ad Alghero saremmo atterrati per il rifornimento. Su Castelsardo la fretta non mi fece trovare la quota e la prospettiva giusta per una foto all’altezza della sua immagine paesaggistica.

Quando ci ripassai, da terra, con tutto un pomeriggio a disposizione, erano passati diversi anni e finalmente salendo su al castello riuscii ad apprezzare uno dei pochissimi borghi di mare della Sardegna. Qualcosa era cambiato: i colori delle case sotto il castello, i restauri delle mura, la chiesa, il campanile, tutto si presentava nella sua forma migliore e il mare sullo sfondo mi lasciava supporre che sarei riuscito a fare una foto interessante. Passeggiare tra i vicoli, visitare la sua chiesa, le mura del castello, è stata una vera scoperta, anche se il luogo ricordava più la Liguria che la Sardegna. Il suo nome originario era stato, infatti, “Castelgenovese”, caposaldo strategico in Sardegna della multisecolare famiglia ligure dei Doria.

Scoprirò molto dopo che in questo borgo fortificato ha vissuto uno dei personaggi storici più importanti della Sardegna. Eleonora d’Arborea, l’autrice della Carta de Logu, lo statuto che raccoglieva gli usi giuridici del Giudicato d’Arborea. Queste leggi, scritte in sardo, sono rimaste in vigore fino al 1800.

Castelsardo è lontana da Oristano, dal Giudicato d’Arborea. Mai mi sarei immaginato di scoprire che questo castello sul mare, fosse stata la dimora di una figura storica così affascinante, così identitaria della Sardegna. Un fascino che mi è stato rivelato da un libro, che ho scoperto qualche mese fa, di un autore che è stato tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione: “Eleonora d’Arborea” di Camillo Bellieni (Ilisso).

Copertina-Libro-Eleonora-d'Arborea-di-Camillo-Bellieni-Illisso

Eleonora d’Arborea
Camillo Bellieni
Illisso

Orgoglio sardo e amore della propria storia, sicuramente Eleonora è un personaggio che rende fieri tutti i sardi.

Siamo di fronte ad una figura di alto livello, che ha conosciuto il Doge di Genova e pare sia nata in Catalogna. Ha vissuto quasi sempre in Sardegna, la sua famiglia paterna aveva origini molto antiche, un miscuglio di stirpi genovesi, sarde e catalane. Un suo avo, quasi 150 anni prima, era diventato Re (Giudice) del Giudicato di Arborea, un regno che ebbe quasi 500 anni di vita.

Ma torniamo a Castelsardo e a come Eleonora finì sposa ad un Doria, un certo Brancaleone figlio di un famoso Doria, anche lui Brancaleone, ma storicamente conosciuto come Branca Doria. Un marito forse con qualcosa di sardo nelle vene, perchè nato in Sardegna da una concubina probabilmente sarda. Branca Doria, il padre, lo riconoscerà e gli lascerà in feudo quasi tutta la Sardegna del nord. Si sposarono che erano tutti e due sulla mezza età. Misero al mondo due figli proprio a Castelsardo, ed è bello immaginare che, sempre in quel castello sul mare, Eleonora iniziò a sistemare la Carta de Logu, che il padre aveva iniziato a redigere. Il padre, Mariano fu uno degli ultimi regnanti del Giudicato d’Arborea ancora totalmente indipendente.

Il periodo dei giudicati, piccoli regni della Sardegna sotto le influenze di Genova, Pisa e Barcellona, fu un periodo di autogoverno, il risultato di un vuoto di potere. I Bizantini, avevano da secoli abbandonato la Sardegna e la Corsica. Due feudi troppo lontani da Bisanzio per poter essere governati.

Il periodo che visse Eleonora è l’atto finale di questa epopea dei giudicati. Siamo verso la fine del 1300, Cagliari pisana è caduta nei primi decenni di questo stesso secolo sotto gli Spagnoli d’Aragona che stanno diventando padroni di tutta l’isola. I Pisani hanno perso l’influenza commerciale sulla Sardegna ed i Genovesi hanno il re spagnolo aragonese che pretende il vassallaggio su tutta l’isola. Il rapporto dei Doria e dei Genovesi con il Regno d’Aragona è difficile da seguire e comprendere. La storia di Genova è molto complessa perchè è stata una Repubblica sempre in perenne guerra civile. Le alleanze ed i conflitti si sono sempre incrociati con politiche internazionali di convenienza per le singole famiglie di mercanti e mai per il bene comune della Repubblica. Il contesto storico di questi primi secoli dopo l’anno mille non ha aiutato l’unità: o stavi con l’Imperatore o con il Papa. Naturalmente tutto in funzione di vantaggi commerciali da contendere a Pisa e Venezia. Questi mercanti scaltri, moderni ed innovativi, erano imprenditori e banchieri con mille attività in tutto il Mediterraneo; quando le famiglie si univano formavano una vera e propria super potenza economica e militare.

Eleonora diventa protagonista degli eventi quando suo fratello muore, senza eredi, ed il marito della sorella, un visconte francese, pretende il giudicato. Le lotte per aggiudicarsi il piccolo, ma importante trono di Oristano si incrociano con gli interessi degli Aragonesi. Il Giudicato d’Arborea è l’ultimo ancora autonomo. Le dispute di discendenza del Giudicato venivano risolte da un consiglio di notabili, un’assemblea chiamata Corona de Logu. Con una votazione designavano il reggente del Giudicato. Ma la Sardegna era ormai da tempo un feudo che il Papa aveva concesso alla corona aragonese e spettava al re spagnolo designare il reggente e renderlo vassallo.

Quasi sicuramente i papi nei decenni precedenti avevano fatto questa mossa per aiutare gli Spagnoli contro i Francesi, in conflitto per il possesso della Sicilia. Il contesto storico internazionale non ha aiutato sicuramente la giudichessa Eleonora, e neppure la Sardegna. Gli Spagnoli nei secoli successivi non si dimostreranno degni di governare molte regioni italiane, che allora erano molto più evolute e moderne dei loro dominatori.

Per i sudditi di Eleonora, la voglia di libertà ed autonomia non si era ancora esaurita e quando toccò a lei governare riuscì, nonostante mille avversità, a farlo anche bene. In queste contese, tra differenti tradizioni istituzionali, la giudichessa e il re provarono a trovare un accordo, ma la guerra era ormai alle porte e il regno del Giudicato d’Arborea ai suoi ultimi atti.

Anche Brancaleone Doria, il marito di Eleonora, ha cercato di mantenere una certa autonomia del suo feudo, ma il loro matrimonio non è stato sufficiente, anzi fu visto come una minaccia. La discendenza dei loro due figli ha permesso ad Eleonora di regnare sul Giudicato d’Arborea per diversi anni. Il conflitto con il regno spagnolo verrà gestito dalla giudichessa in totale solitudine, i figli erano ancora minorenni ed il marito in prigionia. Il Re d’Aragona prese in ostaggio il marito di Eleonora quando era a corte in Spagna, in missione diplomatica; un gesto vile che condizionerà molto le decisioni future per la salvezza del giudicato. Un ricatto per farla abdicare, ma anche minacce di morte, sicari mandati in Sardegna per uccidere i figli non ancora maggiorenni, qui le fonti non sono molto certe, ma Eleonora seppe trattare e governare la crisi molto bene. Rivedrà il marito libero dopo ben 7 anni di prigionia nelle torri di Cagliari. I figli li terrà al sicuro nel castello di Bosa. Ma dovrà sottomettersi al Re spagnolo per salvare la vita al marito, chiudere il conflitto e stipulare la pace molto desiderata dalla maggioranza del suo popolo.

Si narra che visitasse il suo regno a cavallo, e conoscesse molto bene i problemi della sua gente. Nella Carta de Logu si percepisce una competenza che entra anche nel merito di questioni come gli incendi e lo sconfinamento delle greggi nei campi coltivati.

Mi fermo qui, non è il caso che vada oltre. Leggere la biografia di Eleonora mi ha aperto un mondo dove il mare, i mercanti ed i re si sfidavano di continuo in un Mediterraneo del nord così piccolo già allora, dove clan familiari, sia nobiliari che mercantili, erano capaci di cose meravigliose e di vigliaccherie tremende. Un periodo storico, quello di Eleonora, che ha segnato una svolta alla sottomissione dell’Italia alle monarchie europee.

Una chiesa, un campanile, un borgo fortificato e il mare sullo sfondo; la fotografia di Castelsardo è tutto ciò. Quando trovo un luogo sul mare che mi affascina non mi faccio mai condizionare dal peso della storia che quel posto potrebbe evocare. Anzi cerco proprio di non saper nulla, la mia visione deve essere incantata. Il mio approccio è sensoriale, più che intellettuale; il cielo, l’aria, le nuvole, la luce, il movimento del mare, è solo testimonianza di un presente da trattenere, per cogliere l’attimo giusto nella prospettiva migliore. Anche l’elemento architettonico ha le sue regole in fotografia, ma è solo un atto formale, estetico.

Se l’immagine dopo diversi giorni dallo scatto, ha centrato la mie aspettative, il mio interesse si sposta su quello che quel luogo nasconde. Quasi sempre succede quando fotografo una torre, un porticciolo antico, un pezzetto di costa costruito dall’uomo. Mi fa piacere scovare certi frammenti d’identità e radici italiane legate al mare. Un pretesto per creare un legame emozionale con alcuni luoghi che mi hanno svelato un senso di appartenenza a queste radici.

Castelsardo è una foto che ci ha messo qualche anno a venir fuori. Ed ora le sono grato per avermi mostrato tutta la sua bellezza tra mare e cielo, tra storia e letteratura.

 


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Leggi anche l’articolo: Fotografare paesaggi marini


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NB – Esiste anche un altro libro scritto da Giuseppe Dessì su Eleonora d’Arborea, sempre  dell’editore Illisso. Questo libro non l’ho letto e mi riprometto di farlo al più presto. Giuseppe Dessì è un grande scrittore sardo dei primi anni ’60, vincitore del Premio Strega 1972 con Paese d’ombre della Mondadori, ripubblicato da Illisso.


 

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