Fotografare paesaggi marini

Una ricerca ed un lavoro sul paesaggio costiero italiano | I miei paesaggi marini

La macchina fotografica aiuta a vedere il mondo con un certo distacco, senza influenze e preconcetti. L’istinto ci aiuta nel decidere dove guardare, l’intuito ad anticipare il colpo di fortuna, a cogliere l’occasione al volo. Questo approccio ti permette una visione più meravigliata, la nostra interpretazione della realtà più sincera. La mia fotografia è stata soprattutto fotografia di viaggio in giro per il mondo. Poi qualcosa è cambiato.

Ho iniziato a rivolgere le mie attenzioni a quello che mi stava più vicino, il mio paese, l’Italia. La prima volta che da ragazzino visitai l’Italia avevo solo 12 anni. Nato e cresciuto in Somalia da genitori italiani, rimasi sconcertato dalla moltitudine di umanità. Troppe case, troppa gente, troppo di tutto. Alla prima gita fuori città presi coscienza che un mondo selvatico l’Italia non lo possedeva più. La savana e le boscaglia somala di allora erano subito selvagge, appena fuori di casa, per non parlare del mare, dell’Oceano Indiano e dei suoi potenti monsoni. Mogadiscio è una città di mare, ha di fronte l’oceano e alle spalle un’Africa selvaggia. Una specie di “isola” e come le isole, le sue uniche vie di trasporto sono l’aria e il mare. Via terra non si andava molto lontano, erano viaggi lunghi, dei veri e propri safari, carovane di mezzi per portarsi dietro di che vivere.

Se non fossi nato a Mogadiscio, l’Italia oggi la vedrei con occhi diversi. Il paesaggio italiano è meraviglioso anche se molto complesso.

Quando mi sono rivolto al mare e alle coste, tutto è diventato più semplice. Il paesaggio tra mare e terra ha una lettura più immediata, soprattutto quello delle grandi e piccole isole.

Forse è la visione del mio mare-oceano, lasciato in Africa, che riaffiora sempre. Un mare primordiale, infinito, un mare popolato da mostri e meraviglie, un mare che per me non c’è stato più, è svanito per sempre. Ero quasi maggiorenne quando ho dovuto lasciare Mogadiscio definitavamente. Nostalgia e memoria per una Somalia che tuttora è inaccessibile, dove il ritorno della pace e della normalità è improbabile avvenga in tempi brevi. Sono passati 30 anni, vorrei rivedere il suo oceano. Non è più un luogo di persone amate, non è più un ritorno a casa, é solo il desiderio di vedere quel mare che ho avuto negli occhi quotidianamente per tutti i primi anni della mia vita. Gli uomini possono distruggere tutto, i pirati possono rendere inaccessibili le coste, ma l’immagine di quel mare e di quella barriera corallina spazzata dai monsoni non la potranno mai annientare.

Un paesaggio costiero ha una vita lunghissima, anche quando viene alterato dall’uomo, anche quando viene stravolto. Una linea di costa non è una pianura, il mare ne difende benissimo l’identità.

Sono incantato dal mare e dalla sua sostanza immutabile nei millenni.

Conservare la memoria di un paesaggio è un atto contemporaneo paradossale ed illusorio. Non mi interessa essere testimone della sua degradazione, rivelare, come succede a tutto ciò che scompare, nuova “bellezza”.

Nelle mie immagini il linguaggio dei luoghi è parte del racconto dei territori italiani legati alla natura e alla storia. Le identità paesaggistiche costiere sono quel filo che unisce tutta l’Italia, sono le sue origini più antiche, che nessun altro popolo europeo può vantare. E qui c’entra molto la mia storia professionale, l’imprintig creativo del mio maestro, Folco Quilici.

Ho viaggiato molto in  grazie a lavori fatti insieme a lui, soprattutto lungo le sue coste.

Da diversi anni non sono più viaggi di scoperta, sono luoghi vissuti in più stagioni, sia per lavoro che per vacanze. Il paesaggio di questi luoghi costieri, non tanto lontani da casa, sono poi diventati parte di me, esperienza vissuta, e la macchina fotografica non mi ha più creato distacco, ma partecipazione.

E così lentamente queste immagini di paesaggi li sfoglio come album di famiglia. Luoghi di una memoria privata per la formazione di un nuovo senso di appartenenza? Forse devo ancora superare quello smarrimento subìto lasciando l’Africa.

Sono tanti i luoghi a cui sono affezionato: le coste della Sardegna, la Sicilia e le sue piccole isole, Il Gargano e le Tremiti, Capri, Positano e Amalfi, Ventotene e Ponza, l’Argentario e il Giglio, Portovenere e le Cinque Terre, Portofino e Camogli.

Alcuni paesaggi divengono archetipi che si fissano per sempre nella mia memoria. Un processo lento che avviene dopo, quando da immagine impalpabile diviene fotografia stampata. Un paesaggio in questo modo diventa mio anche fisicamente, per sempre.

 


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