Gabbiano corso, Area Marina Protetta del Plemmirio, Siracusa, Sicilia. Foto di Luca Tamagnini

Il mio gabbiano corso

Un gabbiano corso, un anello con un codice,  un ornitologo e una mia foto su un libro.

Esiste una specie di gabbiano che vive solo nel Mediterraneo, una specie rara, difficile da avvistare e fotografare. Ad un primo colpo d’occhio non si notano grandi differenze con il gabbiano reale; è leggermente più piccolo ed ha il becco rosso invece che giallo. Dettagli che cogli solo con un binocolo perchè sono molto diffidenti, se ti avvicini troppo fuggono.

Sto parlando del gabbiano corso (Larus audouinii), un uccello in crisi di sopravvivenza da decenni, una specie a rischio d’estinzione. Ho lavorato per diversi anni insieme a Folco Quilici ed Egidio Trainito sulle aree marine protette italiane. Ovunque andassi la specie di uccello marino più importante da immortalare era proprio il gabbiano corso. Ho imparato a riconoscerlo, ma sono stati rari gli avvistamenti e pochissime le fotografie realizzate. Ho anche visto una colonia in fase di cova. Le sue difficoltà di sopravvivenza sono legate alla sovrappopolazione dei gabbiani reali che gli insidiano i nidi e non gli consentono di riprodursi. In un’isoletta in Sardegna ho visto proprio tutto ciò. Una piccola colonia di una cinquantina di nidi di gabbiano corso in mezzo a migliaia di quello “reale”. L’isola è quella di Maldiventre, nell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis, in Sardegna.

Gabbiano corso, pagina del libro "Il mare di Siracusa" di Luca Tamagnini, edizione Photoatlante.

Pagina del libro “Il mare di Siracusa”.

Il gabbiano reale è in gran numero perchè ha scoperto come procurarsi il cibo senza doverlo pescare. Segue i pescherecci e sa benissimo che dopo ogni recupero delle reti i pescatori buttano in mare tutto quel pescato che non è vendibile. Poi hanno imparato a nutrirsi nelle discariche, a vivere in città e ad allontanarsi dal mare. Il gabbiano corso invece vive di quello che pesca e si sposta molto alla ricerca di prede.

Quanche settimana fa mi ha scritto un ornitologo di Siracusa, Renzo Ientile. Sfogliando un mio libro “Il mare di Siracusa” a casa di amici ha notato che il gabbiano corso da me ritratto in una foto, aveva su una zampa un anello. Questa prassi ornitologica si chiama “inanellamento” e permette di studiare e conoscere meglio le abitudini ed i percorsi migratori di tante specie di uccelli.

L’ornitologo mi scrive: Studio questa specie da molti anni e seguo molti individui marcati, alcuni li ho inanellati io. Questo esemplare però della foto non l’ho mai osservato. Sarebbe per me utilissimo sapere la data in cui è stata realizzata l’immagine”

Il libro sul mare di Siracusa l’avevo pubblicato a fine 2007, e le riprese fotografiche, nella primavera e nell’estate di quello stesso anno, ben otto anni fa. Il tratto di costa è quello dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, soggetto principale del libro.

Ritrovo i file raw, i file originari che conservano nei metadati la data e l’ora di scatto. In quel lontano 2007 avevo da poco abbandonato la pellicola e fatto il passaggio al digitale. Ricordo che l’attrezzatura nuova era davvero incredibile, soprattutto il nuovo tele 300 mm stabilizzato con un autofocus davvero prodigioso; dal gommone, in movimento, la sequenza dei fotogrammi scattati allora, è tutta ben definita, senza nessun segno di “mosso” e perfettamente a fuoco. Scelgo uno scatto dove il gabbiano è ancora più ravvicinato con il codice dell’anello ben visibile e mando tutto a Renzo.

Lo sfondo della foto è una casamatta della seconda guerra mondiale, un luogo molto ben riconoscibile nell’Area Marina Protetta del Plemmirio.
Dopo qualche giorno l’ornitologo mi manda una scheda, ed io rimango stupito: il documento è sorprendente, una carta di identità di un animale selvatico. Data di nascita: 23 giugno 1998. Luogo di Nascita: Isola dei Cavoli, Villasimius, Cagliari. Mi è sembrato un gioco del destino, una coincidenza scaramantica. Ho da poco pubblicato un libro proprio su Villasimius e l’Isola dei Cavoli è un luogo che conosco molto bene, che amo molto e che da poco sono tornato a fotografare.

Gabbiano corso, Area Marina Protetta del Plemmirio, Siracusa, Sicilia. Foto di Luca Tamagnini.

Gabbiano corso, Area Marina Protetta del Plemmirio, Siracusa, Sicilia. Foto di Luca Tamagnini.

Quel gabbiano, quando l’ho fotografato, aveva 9 anni. Scopriamo che ha più di un anello. Il primo, quello più importante, lo ha da quando è nato, da quando era un pulcino.

Il primo avvistamento è dell’agosto del 2001 in Sicilia a tre anni di vita. Dal 2003 al 2005 è di nuovo in Sardegna, gli avvistamenti sono tutti nella peschiera di Nora, sempre nel Golfo di Cagliari, ma dalla parte opposta di Villasimius. Poi niente fino all’aggiornamento dell’ornitologo siracusano, che grazie alla mia foto, con 7 anni di ritardo, ha trascritto l’ultima segnalazione di avvistamento. Se dal 2001 al 2005 è stato avvistato 10 volte, perchè dopo il 2007 nessuna traccia? Non è un bel segno. Forse è migrato in lidi con una densità di ornitologi molto bassa, come le coste mediterranee d’Africa? Quanto vive un gabbiano corso? Oggi nel 2015 avrebbe 17 anni. Renzo (l’ornitologo siciliano) mi informa che questa specie di gabbiano ha una media di vita tra i 12  e i 15 anni. Il record di longevità della specie è di 20 anni. Potrebbe essere ancora errante per il Mediterraneo ed essere sfuggito agli occhi e alle fotocamere degli ornitologi.

Il suo nome è K7X. Dopo questa storia, quando sarò per mare mi sono promesso di fare più attenzione ai gabbiani corsi. Se hanno un anello spero tanto sia K7X. Sembra che abbia trovato il mio animale totemico, una creatura selvaggia che alle discariche preferisce gli spazi del Mediterraneo, una specie ostinata a sopravvivere nel suo unico habitat anche a costo di perdere la propria esistenza di specie.

E il pensiero va subito al bellissimo libro che ho letto da ragazzino Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach: “Il piccolo e anticonformista Gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre che del cibo un gabbiano vive della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell’aria.”

 


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Link al mio libro fotografico sul mare di Siracusa:

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