Villa Romana di Giannutri 2015. Foto fine art di Luca Tamagnini.

Giannutri l’isola della dea Diana

La villa romana di Giannutri scambiata per un tempio

Tre grandi dentici in un fondale di pochi metri d’acqua sotto la barca. Il più grosso si accorge di me, ma non scappa, si nasconde in una piccola prateria di posidonia. Un bellissimo esemplare, sicuramente oltre i 5 kg di peso. Quando mi raggiunge mio figlio, il pescione è ancora fermo, immobile nella posidonia. A stento riesce a riconoscerlo, il suo mimetismo è quasi perfetto, ha cambiato colore, da lucente azzurro che era, ha preso le tonalità della posidonia, striature verticali scure sono comparse sul suo corpo. Come mi immergo per vederlo meglio, sfreccia via con un guizzo. Stiamo facendo un giro in apnea lungo la costa di Cala Spalmatoio, nell’Isola di Giannutri. Buona parte dei fondali costieri dell’isola sono inaccessibili, zone protette del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Un’alta pressione estesa su tutto il Mediterraneo, di tempo bello, di mare piatto, ci ha permesso di uscire in mare a novembre. Il mio obbiettivo è la villa romana di Giannutri. Ci ho volato sopra con l’elicottero qualche anno fa, nel 2002 quando ho realizzato il libro sul Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano con Folco Quilici.

Isola di Giannutri, Villa Romana dal cielo - Foto di Luca Tamagnini

Isola di Giannutri, Villa Romana dal cielo – Foto di Luca Tamagnini

Fuori stagione Giannutri è quasi totalmente disabitata. Gli scatti che riesco a realizzare non sono riusciti come volevo, ci devo tornare, il posto mi ha emozionato e ne sono rimasto incantato. Scopro un bel libro curato da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli dell’editore Herma di Bretschneider: Città e monumenti dell’Italia antica. I porti romani dell’Isola di Giannutri è un capitolo di questo libro, un resoconto fatto nel 1996 da Luca Cavazzuti, con ricognizioni a terra ed esplorazioni subacquee nelle acquee dei due approdi dell’Isola. Dianium Insula è l’antico nome romano di Giannutri, una piccola isola con il nome della dea Diana, la dea della caccia, dei boschi, una divinità di terra ferma, che cosa aveva a che fare una divinità del genere, con questa piccola isola del Mar Tirreno?

Nell’ottocento, il nome della dea e il sito archeologico, non ancora scavato, scatenò la fantasia di antiquari e archeologi dilettanti, sicuri che sotto quelle rovine, a Giannutri, ci fosse un tempio. I templi di Diana avevano annesse le celle delle sacerdotesse, vergini che cantavano inni e sacrificavano animali provenienti dal bosco sacro: cervi e caprioli. Ipotizzare sull’isola il culto della dea della caccia, sicuramente a quell’epoca avrà suscitato grande meraviglia, una possibile scoperta archeologica davvero sorprendente.

I primi scavi a Giannutri li fece un ex garibaldino, il capitano Gualtiero Adami che visse sull’Isola per quarant’anni dal 1880. I suoi scavi clandestini attirarono l’interesse del Reale Museo Archeologico di Firenze e finalmente qualcuno competente fu mandato a verificare se quelle rovine appartenessero all’immaginario tempio di Diana. L’archeologo di Firenze riconobbe nelle strutture romane i resti di una grande villa. L’epoca è quella di Nerone e la famiglia che l’ha costruita e posseduta è quella dei Domizi. Gualtiero Adami ha usato la cisterna della villa come casa, una vita selvaggia, quasi da naufrago, che grazie ad una scrittrice, Angela Micaelli Battani, si conoscono molte vicende della sua vita. La famiglia della scrittrice conosceva molto bene il capitano Adami e sua moglie “Marietta“. Una famiglia di pescatori di Port’Ercole che per diversi anni si trasferì a Giannutri, proprio dopo la morte del capitano Adami. La vedova Marietta lasciò loro molte testimonianze, sulla loro lunga vita a Giannutri. Consiglio di leggere l’eBook: Giannutri Mistero d’Amore – Lucio Pugliese Editore – 1991.

L’isola è frequentata fuori stagione solo dai diving e barche a vela in gita domenicale. A terra la situazione l’ho trovata enigmatica, cartelli ovunque che proibiscono l’accesso. In estate è visitabile solo con guida turistica. Qualcuno ci vive anche dopo l’estate. L’approdo di Cala Spalmatoio è il centro di un nucleo urbano fatiscente. Ho visto edifici in rovina, finestre con vetri rotti, lavori edili abbandonati da anni. Indagare oltre, capire la recente storia di quest’isola non mi interessa molto. Non sono indignato da tanto degrado, l’isola è quasi totalmente disabitata, ha una vegetazione rigogliosa, sembra di stare in un luogo selvaggio. Ho visto un falco pellegrino poco intimorito dalla mia presenza.

La Villa Romana di Giannutri 2015 - Foto di Luca Tamagnini

La Villa Romana di Giannutri 2015 – Foto di Luca Tamagnini

La villa romana di Giannutri è un luogo bellissimo, circondato da una fitta selva, non ha intorno nessuna costruzione recente, è un sito incontaminato dalla modernità. Le rovine archeologiche al tramonto si colorano di rosso, il sole va giù veloce, a novembre il buio arriva subito. Nessuna luce artificiale, solo il faro lontanissimo del Giglio lancia i suo lampi intermittenti. Seduto sulla scalinata della villa, assisto allo spettacolo del mare, del cielo e delle rovine. Ho finito di scattare qualche foto e abbandono le attrezzature fotografiche per godermi l’ultima luce crepuscolare. Il Giglio e l’Argentario danno la misure delle distanze, di un mare aperto non affrontabile con piccole imbarcazioni. Visitare l’isola fuori stagione non è facile, un traghetto la collega tutti i giorni, ma dove dormire? Non ci sono alberghi, ma solo un residence, che affitta appartamenti a settimana, solo d’estate. Devo saperne di più, dovrò approfondire meglio. Questa mia breve visita è stata possibile grazie ad un amico che mi ospitato sulla sua barca. Ci devo assolutamente tornare e spero di farlo presto magari per aggiornare con nuove fotografie il libro sull’Arcipelago Toscano, esaurito da qualche anno *.

Luca Tamagnini  – Novembre del 2015

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Villa Romana di Giannutri 2015. Foto fine art di Luca Tamagnini.

Villa Romana di Giannutri 2015. Foto fine art di Luca Tamagnini.

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