Luoghi e Paesaggi

Recensione ad un bellissimo libro che ho letto sul paesaggio italiano

Bisogna capire che salvare il paesaggio della propria terra é salvarne l’anima e quella di chi l’abita“. Queste parole sono di Andrea Zanzotto, un poeta veneto che davanti alle trasformazioni del paesaggio italiano del dopo guerra, ha provato dolore, ha scritto parole d’amore soprattutto per la sua regione in pieno boom economico. Ho appena finito di leggere un suo libro appena pubblicato dalla Bompiani – Luoghi e Paesaggi. Una raccolta di testi inediti, da tempo irreperibili, sul paesaggio in cinquant’anni di impegno letterario. “Il Mondo costituisce il limite entro il quale ci si rende riconoscibili a se stessi, e questo rapporto, che si manifesta specialmente nella cerchia del paesaggio, è quello che definisce anche la cerchia del nostrio io (..) d’altro lato il paesaggio è abitato non da uno soltanto, ma da innumerevoli cervelli ambulanti, da mille specchi diversi ma contigui che lo creano e che, a loro volta, da esso sono creati di continuo ..“.

Sono mille gli spunti, le analisi profonde di questo libro sul paesaggio italiano. Un mosaico di pensieri poetici e filosofici che indagano la complessità del “vivere” nel paeaggio e di come porsi davanti ad esso. “E sarà inutile ripetere che i paesaggi erano preparati, che attendevano l’occhio capace di vederli“. Questa sua frase potrebbe essere interpretata in maniera elitaria, un lettura di un paesaggio comprensibile solo per quei pochi culturalmente preparati, nostalgici idealisti di un paesaggio romantico e lontano nel tempo. Come gli sfondi di quadri rinascimentali percepiti da molti come immagini di un mondo perduto di un Italia scomparsa, Zanzotto suggerisce che “In qualunque sito (..) vi interferiscono di continuo ore, luci, stagioni, minuzie che ci fanno desolatamente sentire come nulla vi sia di stabile, dove tutto cambi anche se immoto ..” Come a dire che i secoli o le ore sono sempre in relazione alla percezione di un’istante, unico e irripetibile, anche se il paesaggio è mare, terra e cielo.

Questi luoghi idealizzati esistono ancora, sono le quinte della nostra vita, è solo una questione di “ore, luci, stagioni” .

Vedere o vivere un paesaggio è come entrare dentro di esso, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente. Uno stato di grazia della nostra coscienza, in relazione con la natura e la storia dei luoghi, con l’eredità che i nostri avi ci hanno lasciato.

“Mai perdere la prima impressione che ci ha commossi”. Un motto di Zanzotto che fa sempre parte del mio bagaglio di lavoro quando viaggio tra paesaggi.

I turisti stranieri al loro primo approccio con il paesaggio italiano si commuovono ancora. Forse viene da qui il successo all’estero e non in Italia de “La grande bellezza” di Sorrentino. Cosa ci distrae dall’amore per il nostro paese? Dove è finita quella liturgica devozione dei nostri padri verso la propria terra? Sono convinto che un paese ha ancora bisogno di “bellezza” per poter sognare e sentirsi in armonia con il creato.


Leggi anche questo articolo che ho scritto per la rivista “Atmosphere”Lo spettacolo del paesaggio costiero italiano


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