Mare e Cielo di Capri, 2008 - Fotografia fine art - Foto di Luca Tamagnini

Mare e Cielo di Capri

Mare e Cielo di Capri in uno scatto panoramico di una grande fotografia 150 x 80 cm

Mare e cielo di Capri in una giornata primaverile del 2008 è una fotografia che mi ha reso consapevole di quanto la fotografia sia un potentissimo strumento di introspezione e analisi della propria esistenza.

Capri è come Venezia, ogni inquadratura è scontata e trovare energie per mettersi a lavorare seriamente a volte è un impresa titanica. In realtà inizialmente è stata solo una svogliata passeggiata per giustificare le attrezzature che avevo portato con me.

Capri è un luogo che attrae, ma è anche un’isola faticosa: le sue salite, i suoi percorsi affollati costringono a ridurre all’osso il materiale da portare con te. Inoltre il contatto con il mare è solo visivo. Abituato a navigare e ad avere sempre una buona libertà di movimento, mi sono subito demoralizzato ed ho perso quella spinta di entusiasmo che l’isola emana ed incanta quando ne sei lontano.
I punti panoramici di Capri sono affacci straordinari. Sicuramente dalla terrazza dei Giardini di Augusto si ammira uno dei più prestigiosi paesaggi marini d’Italia. I Faraglioni da una parte e la via Krupp dall’altra e tanto mare ovunque.

Capri l’ho fotografata soprattutto dal cielo, l’ho sorvolata tante volte e grazie ad un pilota molto bravo sono riuscito a fare uno scatto di Villa Malaparte che mi piace tanto. Le pale dell’elicottero sfioravano le rocce, mi sembrava quasi di toccarle.

Capri, Villa Malaparte - Foto di Luca Tamagnini

Capri, Villa Malaparte – Foto di Luca Tamagnini

Ma torniamo a quel punto panoramico, al mare e cielo di Capri. Quel giorno il cielo era attraversato da nuvole basse e non troppo dense, la linea dell’orizzonte e il mare squarciato da lame di luce mi stavano ipnotizzando. Ecco che mi faccio forza e monto il cavalletto e carico la macchina con un rullo. Orizzonte in bolla e solo mare e cielo di Capri da inquadrare.

Passano gli anni e quello scatto riappare dalla mia memoria grazie alla scoperta ad una fiera d’arte di un grande fotografo giapponese: Hiroshi Sugimoto. Qui sotto il video che feci dell’incontro con una sua opera.

Consiglio di cercare in libreria o su Amazon un suo recente libro:  Stop Time – Skira 2015. Un’edizione in italiano ed inglese stampato su una bella carta su cui le sue foto ripercorrono quasi tutta la storia del suo lavoro dai primi anni ’70 ad oggi. Un suo lungo testo, scritto molto bene, è il manifesto della sua ricerca estetica e concettuale.

Hiroshi Sugimoto - Stop time - Ediz. italiana e inglese - Copertina rigida

Hiroshi Sugimoto – Stop time – Ediz. italiana e inglese – Copertina rigida

Hiroshi Sugimoto mi ha reso consapevole di quello che stavo facendo con la mia fotografia di paesaggi costieri. Vedere e capire il mondo e la propria esistenza a volte è solo una questione di consapevolezza. Il fotografo di paesaggio è attratto da situazioni e stati d’animo contemplativi quali il desiderio di bellezza e d’armonia e non sempre il fotografo è in grado di coglierle, non tanto come immagini, quanto come concetti, pensieri della mente.

Quali sono i reali bisogni emotivi ed esistenziali che cerco nelle mie fotografie di paesaggi marini e costieri? Forse devo ripartire proprio da questo scatto di solo mare e cielo, senza Capri, per rivedere la mia ricerca estetica sulle coste e il mare d’Italia. In realtà la questione è molto più complessa, ed ha origini molto più profonde, su come la fotografia nel mio inconscio si sia evoluta ed abbia preso strade tortuose.

I miei primi approcci fotografici da giovane travel-reporter si erano scontrati con un concetto terribile che il grande intellettuale Ronald Barthes aveva scritto sulla fotografia. Un concetto che aveva a che fare con la morte. Consiglio la lettura di questo articolo  – Intervista a Roland Barthes sulla fotografia a cura di Angelo Schwarz e Guy Mandery – un’intervista che spiega perché nella fotografia ci sia un rapporto profondo con la morte. Avevo da poco perso un fratello e quindi è facile capire come le fotografie di una persona cara che non c’è più, rappresentino esattamente questo concetto tragico e doloroso.

Allora essere fotografo era soprattutto un impegno nel documentare la realtà, il foto-giornalismo era una missione sociale, il mondo aveva necessità di testimoni obbiettivi e pronti a sacrificare la propria vita per catturare l’evento tragico, le ingiustizie sociali, i conflitti rivoluzionari.

Inconsciamente la mia attrazione per i paesaggi naturali è diventata un’ossessione, ma allora non ne ero consapevole. Ma ecco che la linea dell’orizzonte sul mare diventa con Hiroshi Sugimoto una rivelazione di un pensiero così profondo da lasciare senza fiato. Immutabilità, eternità, la foto dell’orizzonte sul mare è l’archetipo di un tempo immobile, un divenire che è passato, presente e futuro.

Il grande imperatore romano Augusto, sicuramente il primo scopritore delle virtù paesaggistiche di Capri, avrà avuto negli occhi quella stessa immagine del mare che ho catturato io in quel giorno di primavera del 2008.

 

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Fotografia fine art di Luca Tamagnini - Capri Mare Cielo 2008 - 150x80 cm

Fotografia fine art di Luca Tamagnini – Capri Mare Cielo 2008 – 150×80 cm

 

 

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