Sardegna, Golfo di Orosei, Cala Gonone, Nuraghe sul mare. Foto di Luca Tamagnini.

Popoli del Mare

I Popoli del Mare e la Sardegna, sherdana (shardana) e non solo …

I Popoli del Mare e la Sardegna, una mia foto di un nuraghe sul mare e la lettura di un libro sul Mediterraneo sono il motivo di questo articolo. Viaggiare e leggere è una combinazione meravigliosa per capire il mondo che ci circonda. Sono in giro per la Sardegna per fotografare il suo paesaggio costiero. Un nuraghe sul mare finalmente riesco a trovarlo. Non è stato facile trovare un nuraghe sulla costa, perché molte torri costiere costruite dagli spagnoli ne hanno preso il posto dopo quasi 2500 anni. I nuraghi dell’interno dell’isola invece sono più numerosi e sono presenze comuni nel paesaggio sardo.

Il nuraghe è dalle parti di Cala Gonone, è bene indicato e lo trovo subito. Il suo affaccio sul mare è meraviglioso, la vista spazia su metà del grandioso Golfo di Orosei. Nuraghe Mannu è il nome di questo sito archeologico, e il fascino di queste rovine è amplificato dalla bellezza di un paesaggio costiero incontaminato ed imponente.

Un nuraghe sul mare evoca una preistoria mediterranea molto affascinante, siamo agli albori della navigazione antica e il mare ha iniziato a collegare isole e terre distanti tra loro.

Oggi gli studiosi di questo arco temporale molto ampio, tra l’Età del Bronzo e quella del Ferro, hanno individuato e iniziato a collegare culture e civiltà che sul mare divennero, per diversi secoli, i protagonisti di questo Mediterraneo antico, tra mito, preistoria e storia. Queste genti, questi uomini di mare agli albori della storia universale hanno un nome, una definizione accademica molto semplice, ma che arriva da molto lontano: “popoli del mare”.

La definizione “popoli del mare” proviene da un geroglifico che l’antichissima civiltà egizia ci ha tramandato per definire delle “tribù” che navigavano il Mediterraneo, su grandi barche capaci di affrontare le grandi onde del mare.

I geroglifici egizi che significano Popoli del mare

La definizione di “popoli del mare” (na hat.w n pa ym ) in geroglifici egizi.

Per una civiltà fluviale come quella egizia questi popoli del mare rappresentavano una minaccia, ma anche una novità nell’arte della navigazione. Le imbarcazioni egizie fuori dal delta del Nilo non erano in grado di affrontare il mare, come invece facevano questi popoli di navigatori.

Ma che c’entrano i popoli del mare con la Sardegna?

Tra i nomi di queste “tribù” del mare, sherdana (shardana), è quello legato agli antichi sardi e alla Sardegna e l’epoca è quella verso la fine della civiltà nuragica. Gli shardana e la Sardegna sono il collegamento più evidente che allarga il Mediterraneo da quello orientale a quello occidentale, al Tirreno; il mare degli etruschi e dei sardi appunto. I fenici chiamavano la Sardegna “Shardan”. Questa parola in alfabeto fenicio è stata trovata nella “stele di Nora” nel sud della Sardegna, che è datata IX sec. a.C.. Quindi l’isola già in epoche molto remote, si chiamava così.

Il dibattito su chi siano e da dove provengano questi popoli del mare è aperto da qualche anno, in diversi settori di studio tra archeologia, mitologia, egittologia e la storia del Vicino Oriente antico.

La Treccani ad esempio solo nel 2011 ha creato nel suo Dizionario di Storia una voce “popoli del mare”. Eppure questa definizione era conosciuta e studiata dagli archeologi dell’Antico Egitto da parecchi decenni. In gioco pare ci sia l’origine della cultura e della civiltà occidentale.

A noi occidentali piace molto trovare origini sempre più antiche delle proprie identità mediterranee e i popoli del mare pare abbiano a che vedere anche con il mito della Guerra di Troia narrato da Omero. Per i Greci e i Romani la guerra di Troia costituisce il limite più antico della consapevolezza del loro passato, della loro storia identitaria.

Apro una parentesi su come il Mediterraneo ha il dono di confondere ed intricare la storia dei propri popoli, chi fossero questi primi greci che sconfissero i troiani. Omero nell’Iliade chiama Achei i Greci, mentre l’archeologia ha studiato e rivelato tracce in tanti luoghi del Mediterraneo di una civiltà pregreca, contemporanea alla Guerra di Troia che ha chiamato Civiltà Micenea.

I micenei non sono un popolo vero e proprio, ma una definizione che l’archeologia ha dato ad una civiltà, che ha lasciato tracce importanti in tanti luoghi costieri del Mediterraneo. Tra la preistoria e la storia per quasi mezzo millennio (1700-1100 ca. a.C.) la Civiltà Micenea si è imposta ed ha vinto su altre grandi civiltà come quella Minoica di Creta e quella Ittita del Medio Oriente.

Da Omero sappiamo che Agamennone era il Re di Micene e che fu lui il capo degli Achei nella spedizione della guerra di Troia. Oggi gli studiosi del Vicino Oriente antico ritengono che Troia fosse un avamposto del mondo ittita. Nonostante gli antichi romani hanno sempre rivendicato la propria discendenza da Troia, ritenendola un ramo del popolo ellenico, Troia quindi non è greca, anche se in Omero i troiani parlano greco. Micene è anche un sito archeologico famosissimo nel Peloponneso in Grecia, dove fu trovata la maschera funeraria d’oro, detta la Maschera di Agamennone.

Popoli del Mare e Civiltà Micenea. Maschera funeraria detta di Agamennone, reperto miceneo del XII secolo a.C.(Museo Archeologico di Atene)

Maschera funeraria detta di Agamennone, reperto miceneo del XII secolo a.C.(Museo Archeologico di Atene)

Le epoche dei Micenei e dei conflitti dei popoli del mare sono così remote che è quasi incredibile che testi in assiro babilonese e in geroglifici egizi siano oggi giunti fino a noi, così come l’Iliade e la Guerra di Troia sia stata una storia epica di così grande successo in tutte le epoche successive fino ai giorni nostri.

La Guerra di Troia e gli Achei, gli Sherdana e la Sardegna sembrano mondi molto lontani tra loro, eppure sono proprio i popoli del mare ad avvicinarli; perché pare che anche gli achei fossero un popolo del mare.

Ma il punto è se anche i micenei fossero un popolo del mare, un popolo che nei testi antichi veniva chiamato ahhiyawa e che qualcuno vede probabile un collegamento con il popolo del mare degli ekwesh (eqwesh) che quasi sicuramente sono gli Achei di Omero.

Tutte queste denominazioni designano popoli, tribù o luoghi d’origine, ma con la loro riduzione in geroglifici hanno perso i suoni vocalici, ciò che ne rende problematica la ricostruzione.” Questa frase è scritta nel meraviglioso libro di David Abulafia “Il grande Mare” * (vedi nota a piè di pagina)

Ma andiamo per ordine e torniamo in Sardegna, agli Sherdana (Shardana) che è il popolo del mare che più negli ultimi anni ha destato interesse e curiosità. La parola Sherdana insieme ad altri popoli del mare compare per la prima volta in un archivio di lettere, nelle trecento tavolette cuneiformi babilonesi, oggi conosciute dagli studiosi come le Lettere di Amarna. Scoperte nel 1887 nella città egizia di Akhenaton, la città del faraone Amenofi IV (Amenhotep IV) le Lettere di Amarna sono un archivio di testi tra i più antichi della storia dell’umanità (1385-1360 a.C.). Tell al-Amarna è il sito archeologico a 280 km a sud del Cairo sulle sponde del Nilo dove fu scoperta e scavata la città di Akhenaton.

I nomi di queste “tribù” che gli egizi continuano a chiamare “popoli del mare” ricompaiono in altri testi, dopo un secolo nel 1230 a.C e li definiscono come una seria minaccia per i territori del delta del Nilo.

Dopo un altro secolo è la volta di Ramses III, nel 1190 a.C. circa, che deve affrontarli in battaglia.

Illustrazioni ricavate dai bassorilievi delle pareti del tempio di Medinet Habuche che illustrano la Battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare.

Illustrazioni ricavate dai bassorilievi delle pareti del tempio di Medinet Habuche che illustrano la Battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare.

Bassorilievi delle pareti del tempio di Medinet Habuche che illustrano la Battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare.

Dettaglio dei bassorilievi delle pareti del tempio di Medinet Habuche che illustrano la Battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare.

Bassorilievi delle pareti del tempio di Medinet Habuche che illustrano la Battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare.

Dettaglio dei bassorilievi delle pareti del tempio di Medinet Habuche che illustrano la Battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare.

Questo scontro è ben raffigurato sulle pareti del tempio di Medinet Habu tra la Valle dei Re, Luxor e Karnak, l’antica Tebe egizia. I bassorilievi mostrano scene di guerra, dove i popoli del mare su lunghe navi si distinguono bene per le loro acconciature e armature molto diverse da quelle egiziane.

Ed ecco riapparire la parola sherdana insieme ad altre che identificano questi popoli del mare: peleset, zeker, shekelesh, danuna, weshesh, khatti, arzawa, qode …

Tutte queste denominazioni come degli stessi eventi raffigurati nei bassorilievi del tempio di Medinet Habu, provengono dal papiro Harris (1197-1165 a.C.) dove si parla proprio di prigionieri sherdana arruolati da Ramses III nel proprio esercito.

Gli egizi riescono a sconfiggerli e fermare la loro minaccia nel Delta del Nilo. Altri testi contemporanei a Ranses III ci arrivano dalla città di Ugarit, sulla costa mediterranea della Siria, che ci parlano di uno sbarramento per mare che gli Ittiti fecero contro i popoli del mare. Numerose città dell’Anatolia e del Levante vennero distrutte, una devastazione che anche l’archeologia ne ha dato conferma, e che coincide con la fine dell’impero Ittita e l’arretramento dell’Egitto dalle coste orientali del Mediterraneo.

Questo sconvolgimento nella storia del Mediterraneo segna l’epoca di passaggio tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro, l’inizio del nuovo millennio prima di Cristo quei primi secoli tra il IX e VIII sec. a.C. in cui greci, fenici ed etruschi saranno i protagonisti più importanti della storia del Mediterraneo.

Questi antichi nomi di popoli in lingua egiziana ed ittita, sherdana, peleset, zeker, shekelesh, danuna, weshesh, khatti, arzawa, qode … diverranno i greci, i fenici, i filistei della Bibbia, così come gli etruschi sulla penisola italiana e i siculi in Sicilia.

Gli studiosi stanno cercando di identificare con più precisione a quali di questi celebri nomi di popoli del Mediterraneo appartenessero i popoli del mare nominati dagli egizi e dagli ittiti. Gli Achei sono quasi sicuramente gli eqwesh, i filistei i peleshet, da qui il nome Palestina, la regione dove anche la Bibbia li colloca.

I shekelesh potrebbero essere i siculi, e i teresh, tursha (t-r-s-w) i tyrsenoi, nome greco degli etruschi. Che i sardi siano stati gli sherdana, (shardana) pare non ci siano dubbi, ma l’antica città di Sardi in Anatolia sembra non dare la paternità alla Sardegna di questo popolo del mare.

Ma che gli sherdana sia giunti prima o dopo aver fondato città in Anatolia poco importa, è in Sardegna che oggi troviamo gli elementi più originali tra tutti questi popoli del mare. Un nuraghe su una costa ancora selvaggia come questo di Nuraghe Mannu da cui sono partito, è un pezzo di mediterraneo rimasto simile a se stesso per migliaia di anni. Per non parlare dei bronzetti sardi, o delle loro copie in pietra ma di dimensione molto più grande come i Giganti di Monte Prama da poco riapparsi dopo decenni di oblio accademico.

Queste antichissime sculture antropomorfe sarde potrebbero essere una rappresentazione ideale dei popoli del mare che si andrebbero a sommare ad altre del mondo iconografico miceneo.

Popoli del Mare e Sardegna. A sinistra un bronzetto nuragico, guerriero con scudo e spada, a destra uno dei gigane di Mont'e Prama con scudo tondo. Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Sardegna,Museo Archeologico di Cagliari, bronzetto sardo (nuragico) e un gigante di Monte Prama.

Popoli del Mare e Civiltà Micenea. Vaso dei Guerrieri (reperto miceneo del XII secolo a.C. Museo Archeologico di Atene).

Vaso dei Guerrieri (reperto miceneo del XII secolo a.C. Museo Archeologico di Atene).

La somiglianza con quelle stilizzate dei bassorilievi egizi sopra mostrati è interessante: spade lunghe, pugnali, lance, e soprattutto elmi cornuti e scudi tondi, caratterizzano un equipaggiamento molto originale e mai visto prima nel Mediterraneo.

Il fatto che tutte queste connessioni siano solo ipotesi senza certezze archeologiche per mancanza di datazioni precise mi lascia un pò deluso, ma nello stesso tempo proietta un fascino ed una sfida che gli studiosi e archeologici della Sardegna dovranno affrontare e rivelare.

La storia delle grandi statue dei Giganti di Mont’e Prama è esemplare. Scoperti negli anni settanta, sono stati abbandonati nei depositi per anni. Allora ebbero una datazione molto più recente, (800 a.C.) lontani di qualche secolo al periodo degli sherdana in Egitto. Il sito dove sono stati trovati e da cui continuano ad emergere altri resti, è una necropoli nel cuore della Penisola del Sinis, tra lo Stagno di Cabras e il Mare. Le statue sono state trovate completamente distrutte, in migliaia di pezzi. Solo dopo quasi trent’anni si sono trovati i fondi e le tecnologie per ricomporre le statue. Un lavoro durato quasi 10 anni e che ha sorpreso tutti per la grandiosità e la bellezza di questi giganti.

Oggi grazie a nuovi scavi nel sito dei Giganti di Mont’e Prama e a nuove analisi (carbonio 14) queste straordinarie sculture hanno una datazione molto più antica che colloca i giganti all’epoca storica dei popoli del mare (1200 a.C.). Questi 400 anni di differenza sono però molto controversi e diversi studiosi non sono certi che una datazione così antica sia corretta. Nuovi scavi sono in cantiere e spero possano rivelare con più precisione il contesto storico di questa scoperta archeologica straordinaria (link al video che narra lo straordinario restauro dei giganti di pietra).

Micenei, achei, sardi, erano popoli guerrieri, gli sherdana sono stati anche mercenari al soldo dei faraoni, ma quello che li rendeva unici nel Mediterraneo era la loro mobilità per mare, capaci di navigare tra terre molto lontane tra loro. Gli achei resi celebri dal poema omerico, sono quelli che grazie alla grecità, alle guerre contro i persiani sono giunti fino a noi definendo in maniera precisa l’identità della cultura occidentale e nell’eterno scontro oriente-occidente.

I popoli del mare nel Mar Tirreno rivelano una storia del Mediterraneo delle origini ancora tutta da scrivere, e il contributo della Sardegna sarà sicuramente predominante.

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Bibliografia

David Abulafia, Il grande mare. Storia del Mediterraneo. 2016. Mondadori

Treccani: voce “Popoli del Mare”.

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Fotografia fine art di Luca Tamagnini in vendita su www.photoatlante.it

La foto del nuraghe sul mare nei pressi di Cala Gonone nel Golfo di Orosei in Sardegna è stampata su carta cotone nel formato 110 x 50 cm.

Nuraghe Mannu 2010 foto fine art 110x50 cm di Luca Tamagnini

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  1. […] aggiungo io, chiunque abbia visitato l’Egitto avrà avuto modo di notare i bassorilievi presso il tempio di Medinet Habu a Luxor – che ritraggono gli invasori dell’Egitto, i “Popoli del Mare“, vestiti […]

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