Chia

Il mare è molto calmo, la spiaggia è deserta. Chia l’ho già fotografata, quasi una decina di anni fa, per il mio libro Sardegna Paesaggio Costiero. Il paesaggio costiero di Chia per me è tra i più belli della Sardegna.

Su Giudeu

Mi trovo sulla spiaggia di Su Giudeu in un pomeriggio di dicembre del 2019. Ho piazzato il cavalletto a due passi dal bagnasciuga. L’Isola Su Giudeu è il soggetto della foto. Mareggiate dei mesi scorsi hanno spazzato via la lingua di sabbia, l’istmo che permette in estate di raggiungere l’isolotto a piedi. Quest’estate potrebbe tornare tutto al suo aspetto consueto. Le correnti marine dominanti lentamente riporteranno la sabbia e ricreeranno l’istmo.

Sardegna, Chia, Isola Su Giudeu, 2019 - 100 x 130 cm - Luca Tamagnini

Sardegna, Chia, Isola Su Giudeu, 2019 – 100 x 130 cm – Luca Tamagnini

 

Foto digitali e analogiche

La foto che qui pubblico dell’Isola Su Giudeu l’ho realizzata con la tecnica detta photo stitching. Cinque scatti digitali uniti e fusi in un’unica foto panoramica. Ho con me anche un banco ottico con pellicola piana a lastre 4×5. Scatti analogici per un progetto fotografico che sto realizzando per una mostra. Dopo il libro sui paesaggi costieri italiani sto lavorando per una fotografia di grandi formati. Stampe Fine Art su meravigliose carte cotone. La foto dell’Isola Su Giudeu che pubblico qui sotto l’ho stampata 100 x 130 cm. Ogni volta che uso il formato a lastre 4×5 pollici rimango affascinato dalla qualità dei dettagli, la morbidezza dei toni … ma torniamo a Chia e al suo paesaggio costiero pieno di storia mediterranea e sorprese archeologiche.

Torre Chia

Il nome “Chia” è anche quello del “Rio Chia” che sfocia nella piccola baia sotto la Torre Saracena (Torre Chia). Sono salito alla torre e la presenza di un piccolo cantiere archeologico su un lato della torre, mi ricorda che Chia è il luogo di un’antica città: Bithia.

Bithia

Una città prima fenicia e poi cartaginese (punica), solo nella sua fase finale è la “Bithia” romana, che identifica questo importante sito archeologico della Sardegna. Dopo la dominazione romana Bithia è esistita ancora per qualche secolo, per poi scomparire. La natura, il mare ne ha cancellato ogni traccia. Un tessuto urbano, un porto, sono oggi invisibili e sembrano mai esistiti.

Fenici in Sardegna

La colonizzazione dei Fenici della Sardegna è molto antica. Nell’VIII sec. a.C. furono fondate Cagliari, Nora, Sulcis (Sant’ Antioco), Tharros (Sinis), città importanti che portarono in occidente la civiltà orientale dei Fenici. Hanno siti archeologici rilevanti, con teatri, strade e necropoli immense.

Il porto di Bithia

Di Bithia, si sa poco, il porto era molto probabilmente un canale che seguiva il percorso del Rio Chia. Allora il mare era 5-6 metri più basso. Difficile capire dove le strutture del porto canale si aprivano e si difendevano dal mare. Il mare è avanzato e forse sotto tonnellate di sabbia potrebbe nascondersi qualche struttura, banchina e confermare l’esatta ubicazione del porto. Gli studiosi hanno fatto molte ipotesi e ad oggi l’ipotesi del porto canale nel fiume è quella più probabile.

Mareggiata rivelatrice

È stata una mareggiata del 1926 a rivelare l’ubicazione di Bithia. Sulla spiaggia sotto la torre, apparvero diverse tombe. La tempesta aveva portato via la sabbia e svelato una necropoli. Di Bithia si conosceva solo il nome. Fin dall’ottocento si sapeva della sua esistenza da un cippo romano sulla strada di Nora. Un cippo che indicava che quella strada portava a Bithia, ma nulla più. 

Bitan

Nel 1933, dopo pochi anni dalla scoperta della necropoli, si ebbe la certezza che si trattava di Bithia. I primi scavi archeologici sotto la torre di Chia portarono alla luce un’iscrizione punica: “Byt’n” che vocalizzato diventa “Bitan”. Vedere Chia in inverno, senza bagnanti, senza barche in rada, ti permette di avere una percezione di una Sardegna costiera nella sua forma migliore, ma immaginare che, tanti secoli fa, qui ci fosse una città mi lascia esterrefatto.

La strada romana

Mi incammino sulla strada costiera detta “la Strada Romana”. Una strada bianca, ampia, panoramica, che collegava una volta Bithia a Nora. Ne percorro un breve tratto, dalla foce del Rio Chia all’Isola Su Cardolinu, “il fungo” in sardo. Questo tratto di costa è molto bello, ma molto franoso. Cartelli della Capitaneria proibiscono l’accesso alla spiaggetta di fronte all’isola. Nessuna traccia archeologica, nessuna indicazione, oltre ai cartelli della Capitaneria, che informano che mi trovo ancora dentro il perimetro del nucleo urbano di Bithia. Di rovine archeologiche nessuna traccia.

Isola Su Cardolinu

Sull’isola Su Cardolinu non sono riuscito ad approdare. Un breve canale separa l’isola da una piccola spiaggia in cui mi trovo. Un luogo molto suggestivo, ma che al tempo dei Fenici doveva essere molto diverso. Sono stati trovati tre altari di grandi dimensioni sull’isola Su Cardolinu. Una scoperta archeologica del 1964. L’epoca è del VII e VI sec.a.C. quando la colonia fenicia stava diventando un vero e proprio centro urbano. Gli altari fenici sono dei luoghi di culto inquietanti. Altari che hanno un nome specifico: tofet. Un nome che evoca sacrifici umani, in particolare sacrifici di bambini.

Sardegna, Chia, Isola Su Cardolinu - Foto di Luca Tamagnini

Chia, Isola Su Cardolinu – Foto di Luca Tamagnini

 

Olocausto infantile

Un olocausto infantile che ha sempre messo in cattiva luce la civiltà fenicio-punica. I Greci, gli Etruschi, i Romani sacrificavano animali agli dei, ma mai esseri umani. Questi bimbi invece venivano poi seppelliti intorno agli altari. E sull’isola sono state trovate le loro piccole tombe. Questa tradizione fenicia è continuata anche quando, dopo pochi secoli, Cartagine divenne la città più importante dei Fenici e Bithia ne fu conquistata. 

Cartagine aldilà del mare

Cartagine si trova nei pressi di Tunisi, in nord Africa. Il sud della Sardegna ha la Tunisia al di là dell’orizzonte marino. Un pò più di 100 miglia nautiche di mare dividono questo tratto di costa sarda da quella tunisina di Biserta. Ma sull’isola dei sacrifici non sono state trovate stele funerarie. I tofet del periodo punico ne erano circondati. Sembra che su questa isola nel periodo punico (cartaginese) abbiano smesso di fare sacrifici di bambini. Il tofet è stato spostato altrove.

Necropoli litoranea

Bithia è ancora tutta da studiare, si sa molto poco della sua storia. Una vasta necropoli litoranea ha dato agli archeologi molti reperti. Ma è sempre il solito dilemma per chi cerca di studiare la storia di una civiltà solo attraverso le lapidi dei cimiteri e i corredi funebri dei seppelliti. Il lavoro degli archeologi a Bithia è solo all’inizio. Sulla montagnola di Torre Chia si è ripreso a scavare da qualche anno.

Un tempio sotto la torre

La scoperta archeologica più importante di Bithia è quella di un tempio. Una statua di una divinità molto particolare è stata trovata alla base della montagnola di Torre Chia. Una statua che è possibile vedere nel Museo Archeologico di Cagliari. La scultura di un nano riprodotta in dimensioni reali. Immagine, espressione artistica di un mondo pagano molto diverso dal pantheon greco romano a noi molto più familiare.

Una divinità molto particolare

Sono poche le raffigurazioni di questa divinità. Le sue origini sono egizie, poi apparse anche nel vicino oriente. I Fenici si appropriano di questo culto e lo propagano nel Mediterraneo. Il dio ha un nome: Bes. In realtà più che un dio è un demone, una via di mezzo tra un sileno burlone ed una gorgone terrifica. Il suo culto nella versione fenicia è stato trovato a Cipro, in Nord Africa ed in Sardegna. 

Protezioni soprannaturali

Un dio buffo, con poteri apotropaici, scaramantici. E mi piacerebbe immaginare che fosse un dio anche caro ai naviganti, ma in realtà non ci sono indizi a questo proposito. Chiedere protezioni soprannaturali ai pericoli del mare era molto comune nel mondo antico. Un santuario a Chia, appena prima di Capo Spartivento, fa pensare ai pericoli del mare sardo. Dopo Chia, doppiato il capo, inizia la costa occidentale della Sardegna. Il forte vento di maestrale era anche allora molto frequente in Sardegna. Non lasciava scampo senza le dovute protezioni soprannaturali. Il dio Bes forse aveva sacerdoti e oracoli capaci di prevedere il forte vento di nord est. Un offerta al dio Bes aiutava a decidere quando salpare e lasciare gli ormeggi in porto.

Nuovi scavi archeologici

Il paesaggio di Chia con la sua torre saracena racconta molto poco di cosa lì sotto è stato scoperto. Sono passati decenni dalla scoperta della statua di Bes. Nuovi scavi sotto la Torre hanno portato alla luce diversi gradini di una scala ampia che portava in cima. Ma il viaggiatore che sale fin lassù non è reso partecipe di tanti tesori già scoperti e che si trova su un sito archeologico fenicio molto antico. Tolti i sacrifici dei bambini, i Fenici portarono nel nostro occidente Mediterraneo una civiltà molto evoluta. 

I primati della civiltà fenicia

Se non fosse stato per loro, il mondo scriverebbe ancora utilizzando alfabeti geroglifici e cuneiformi. Metodi di scrittura assai complessi ed elitari. I Fenici sono stati gli inventori dell’alfabeto consonantico, quello che oggi tutto il mondo utilizza. Questa breve lezione di storia antica su una delle civiltà mediterranee più controverse e dibattute degli ultimi decenni mi serve per citare un grande scrittore sardo che ha scritto molto sulla storia antica della sua isola: Sergio Atzeni. 

Citazione di Sergio Atzeni

«Per semplificare le operazioni commerciali i Fenici utilizzarono il sistema di scrittura in uso nella città siriana di Ugarit, composto di 30 suoni, portandolo a 22 consonanti che risultarono più versatili e meno complicate. Con il loro peregrinare questo sistema fu diffuso nel bacino del Mediterraneo e adottato dai Greci che lo chiamarono alfabeto dalle loro prime due lettere (alfa e beta).» 

Una storia molto frammentata

Il paradosso dei Fenici è proprio questo: aver inventato il sistema di scrittura di maggior successo e non avere nessun testo letterario che ci parli della loro storia, dei loro culti, dei loro commerci. Tutto quello che sappiamo dei Fenici e dei Punici è molto frammentario e proviene soprattutto da popoli che li hanno sconfitti e annientati. Greci e Romani ci hanno tramandato poco di loro. Soprattutto i Romani contemporanei dei Punici, i distruttori di Cartagine, quasi sempre hanno diffamato e screditato la loro evoluta civiltà.

La perdita della loro storia

Con la distruzione di Cartagine è andata distrutto il probabile racconto epico della loro lunga colonizzazione fenicia dell’occidente mediterraneo. La perdita di un loro racconto identitario è una grande mancanza per la storia antica del Mediterraneo. Un destino che sulla costa di Chia sembra destinato a perpetuarsi anche su quel poco che l’archeologia ci ha rivelato di Bitan, ancora quasi del tutto sepolta e nascosta sotto la Bithia romana.

[LUCA TAMAGNINI] 7 gennaio 2020

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Link al sito della casa editrice del libro fotografico di Luca Tamagnini: ITALIA PAESAGGIO COSTIERO

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Dove mi sono documentato per scrivere questo articolo

La Necropoli di Bithia – I / Pietro Bartoloni / Consiglio Nazionale delle Ricerche/ 1996 Roma

Il Dio Bes di Bithia al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

link al libro di Sergio Atzeni – Compendio di preistoria e storia di Sardegna – youcanprint EPUB)

 

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