Costa Smeralda Foto
Una spiaggia e il sogno di un Principe
Una foto della Costa Smeralda che ho realizzato nel 2022 è il motivo di questo articolo. La fotografia di una famosa spiaggia della Sardegna e la scomparsa del Principe Karim Aga Khan sono un’altra occasione per parlare di paesaggi costieri della Sardegna.
Costa Smeralda Foto
Spiaggia del Principe, 2022
Catalogo 2022-123
Serie: Fine Art
Formato: 70 x 50 cm
Edizione aperta
Foto Luca Tamagnini
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Karim Aga Khan
Quando una figura così influente scompare, è naturale cercare di comprendere, attraverso letture e ricordi, chi fosse e quale segno abbia lasciato. Karim Aga Khan e la Sardegna hanno dato vita a un’immagine, a un’idea, a un modello di paesaggio sul mare umanizzato, di una visione ancora molto attuale e molto ambiziosa di come vivere sul Mediterraneo: il mare più popolato e conteso del mondo.
Il mio nuovo libro sulle coste sarde
Da pochi mesi è in libreria il mio nuovo libro fotografico sulle coste della Sardegna: la foto della Costa Smeralda in questione è stata realizzata per questo volume: un paesaggio costiero della cosiddetta “Spiaggia del Principe”. Altre due foto della Costa Smeralda sono il paesaggio di Cala di Volpe vista da un campo da golf e un magnifico ginepro in riva al mare a Cala Liccia.
Il cemento degli edifici è quasi del tutto assente in queste tre foto della Costa Smeralda. Avrei voluto inserire un’altra foto della Costa Smeralda: un paesaggio di Porto Cervo con la chiesa progettata dall’architetto Michele Busiri-Vici. Il vasto periplo della Sardegna, però, mi ha imposto delle scelte.
Costa Smeralda Foto
Porto Cervo
Chiesa Stella Maris, 2021
Catalogo 2021-049
Foto Luca Tamagnini
Spiaggia del Principe
Il nome Spiaggia del Principe non deriva dal fatto che fosse la preferita dell’Aga Khan, ma perché proprio qui avrebbe voluto costruire la sua casa. Una casa che non costruì mai.
Costa Smeralda Foto
Spiaggia del Principe, 2022
Catalogo 2022-124
Foto Luca Tamagnini
Un’isola sconosciuta al turismo
Quando il Principe iniziò a concepire la Costa Smeralda, nei primi anni ’60, la Sardegna era ancora un’isola lontana dal turismo di massa. La conoscevano solo i navigatori, chi aveva una barca e affrontava l’estate in piccole crociere dalla Costa Azzurra alla Corsica, spingendosi fino alle coste sarde.
Cosa spinse l’Aga Khan a investire in questo angolo di Gallura? Per molti, la risposta è ovvia: il profitto, la grande opportunità di arricchirsi approfittando della povertà della Sardegna.
Parlare di speculazione edilizia è ormai un luogo comune: si dice spesso che la Costa Smeralda abbia generato enormi ricchezze per lui, mentre i sardi ne avrebbero tratto pochi benefici. Anche gli stili di vita e i progetti architettonici del Principe sono stati spesso oggetto di critiche.
Un esempio? In un libro sulle coste d’Italia pubblicato nei primi anni ’70, ho trovato questo passaggio:
«Costa Smeralda è un nome artificiale, così come è del tutto artificiale il turismo che vi è insediato, e che sembra recitare nell’attraente costume dell’ultima moda, sullo sfondo di una scenografia incerta tra il presepe e la cavalleria rusticana».
Il volume è stato curato da due eminenti figure del mondo accademico e della progettazione architettonica ed urbanistica di quei tempi (nota 1). Una collana di 5 libri illustrati sulle coste d’Italia dei primi anni ‘70 sui quali spicca il grande lavoro fotografico sul paesaggio di Italo Zannier.
Il contesto storico: gli anni ‘60 e ’70
Nei primi anni ’60, l’Italia stava vivendo un periodo di straordinario entusiasmo: era l’epoca del boom economico, della rinascita, delle prime vacanze al mare per tutti. Il desiderio di felicità, di possedere una casa al mare, di vivere l’estate sulle spiagge era diffuso ovunque.
Negli anni ‘70 cambia il contesto, su tutte le coste italiane si è abbattuta una colata di cemento immane, la Sardegna è la regione italiana che subisce meno l’assalto scellerato di immense cubature di edilizia privata: case al mare, alberghi estivi, villaggi turistici e stabilimenti balneari sulle spiagge.
Un sogno incompreso
E la Costa Smeralda? Lontano dall’immagine di una speculazione sfrenata, il Principe Aga Khan dedicò ingenti risorse ed energie alla realizzazione del suo sogno. Un sogno che, alla fine, fu raramente compreso. Le istituzioni sarde guardarono con diffidenza le sue reali intenzioni e, nel corso di oltre due decenni, concessero autorizzazioni edilizie con vincoli severi. Restrizioni applicate quasi esclusivamente alla Costa Smeralda, mentre altrove furono rilasciate concessioni per volumetrie enormi su pochi ettari di terreno a ridosso del mare.
Turismo e natura
Col passare dei decenni, la Sardegna è diventata una meta sempre più ambita per chi ama il mare e la natura incontaminata. Le sue spiagge, a differenza di molte altre località italiane, sono rimaste libere da stabilimenti balneari. Ogni estate, l’isola triplica la sua popolazione. Il traghetto per la Sardegna è diventato un rito collettivo, una migrazione stagionale che si rinnova di anno in anno. E la Costa Smeralda? Il turismo esclusivo ha subito una battuta d’arresto, ma non per questioni urbanistiche. A pesare, tra gli anni ’70 e ’80, fu l’ombra dei sequestri di persona. Il “banditismo sardo” terrorizzò la comunità internazionale, mettendo in crisi l’intero settore turistico dell’isola.
Il libro di Paolo Riccardi
Qui devo aprire una parentesi e parlarvi del libro di Paolo Riccardi, uno dei protagonisti della creazione della Costa Smeralda. Paolo Riccardi era un avvocato di Sassari, che qualche anno prima di morire decise di lasciare una memoria molto dettagliata su più di 20 anni di lavoro insieme all’Aga Khan. Non voglio scrivere qui una recensione di un libro uscito più di 10 anni fa, ma è incredibile venire a conoscenza di cosa è stata quell’impresa, con un finale quasi da Far West, di tanta gente rapita, del terrore nelle ville di notte, di gente sparita ed ammazzata, di un assedio alla Costa Smeralda che ha fatto quasi fallire il turismo in Sardegna.
Un grande malinteso
La storia del Principe Karim Aga Khan l’ho sempre percepita come un grande malinteso, un’incomprensione tra chi voleva salvare le coste e chi le voleva abitare e vivere secondo regole in armonia con la natura. Il libro di Paolo Riccardi è una conferma che le intenzioni del Principe erano così ambiziose e che alla fine per rispettare tali armonie abbia rinunciato ad una grande operazione immobiliare.
Tra i graniti della Costa Smeralda il Principe si è speso molto alla ricerca di architetti e di uno stile architettonico, urbanistico costiero che si ispirava allo stile di vita mediterraneo. Porto Cervo è il centro, i moli e le banchine come luogo di incontro, il paesaggio intorno costruito assecondando i graniti, la vegetazione, nascondendo più che ostentando. Anche il vento dominante, il Maestrale è stato considerato: per gente di mare che amava navigare, il ridosso al vento è consuetudine di resilienza.
Il Principe ha creato una commissione di architetti (nota 2) per rispettare delle linee guida su come progettare e costruire in simbiosi con il paesaggio marino e i rilievi dei monti. Regole anche per i giardini, proibendo piante, come la palma, che in questo pezzo di gallura è assente. Mai nessuno ha concepito l’abitare la costa in questa maniera. Mentre nel resto d’Italia si costruiva senza nessuna regola e senza nemmeno chiedere il permesso, l’Aga Khan ha anche voluto il soprintendente dei Beni Culturali di tutta la Sardegna nella commissione (nota 3).
Ha creato un modello, con la costruzione delle prime case su mare, del porto e degli alberghi. Tre alberghi furono costruiti a due passi dal mare: prima del 1985, (legge Galasso) era permesso. Dopo si è passati ai 300 metri dalla battigia. Gli alberghi Cala di Volpe, Romazzino e il Pitrizza sono in riva al mare. Solo per questo sono unici e irreplicabili.
Quello che soprattutto è successo in Costa Smeralda, che non è successo in nessuna parte d’Italia è stata la realizzazione di un Master Plan: uno studio dettagliato nei minimi particolari da esperti economisti e progettisti del territorio secondo varie tappe temporali, per un futuro della Costa Smeralda che andasse oltre le vacanze al mare: una città giardino nata dal nulla al centro del Mediterraneo occidentale. In un certo senso se vediamo oggi tutto questo pezzo di Gallura che va dal Golfo di Olbia all’Arcipelago di La Maddalena, alle Bocche di Bonifacio, vediamo una Sardegna con grandi prospettive di crescita e ormai fuori da un certo sottosviluppo del mezzogiorno italiano.
E se questo è successo lo si deve quasi esclusivamente al Principe Karim Aga Khan.
LUCA TAMAGNINI
10 marzo 2025
Note
Aga Khan è il titolo ereditario dell’Imam dei Nizariti, per saperne di più qui il Link alla pagina di Wikipedia.
Nota 1: Coste d’Italia: La Sardegna. Terzo volume della collana edita dall’ENI di Enrico Mattei. I curatori della collana sono Italo Insolera e Errico Ascione.
Nota 2: Il Comitato Architettura: Karim Aga Khan, Paolo Riccardi, Jacques Couëlle, Raymond Martin, Michele Busiri-Vici, Luigi Vietti, e Antonio Simon Mossa.
Nota 3: Roberto Carità, Soprintendente dei Beni Culturali della Sardegna











