Acitrezza Faraglioni ed Isole dei Ciclopi

Foto Artistiche

Le foto artistiche oggi comunemente vengono chiamate foto Fine Art. In realtà il termine Fine Art print proviene dal mondo dell’arte tradizionale, delle stampe antiche realizzate soprattutto con le tecnica di incisione su legno. L’artista incisore produceva una matrice per riprodurre su carta più esemplari. Stiamo parlando della stampa al torchio detta xilografia. Nel mondo della fotografia artistica contemporanea in realtà si usa il termine Fine Art soprattutto per il tipo di stampa utilizzata e non per definire foto artistiche.

Fine Art Print

Fine Art print è un termine che si iniziò ad usare nel mondo della fotografia quando apparve la stampa a getto d’inchiostro (inkjet). Per differenziare le nuove tecnologie digitali dalla stampa fotografica tradizionale ai sali d’argento, si ritornò ad un termine antico che aveva in comune solo l’inchiostro.

Prime foto artistiche in grande formato

In realtà quasi un decennio prima dell’avvento della stampa inkjet, il mondo della fotografia fu rivoluzionato da un’altra tecnica di stampa molto usata per le prime foto artistiche in grandi formati. Tra l’altro furono stampate con questa tecnologia, le prime foto artistiche a colori che ebbero quotazioni considerevoli nel mondo dell’arte. Lambda è il nome di questa tipologia di stampa.

Stampa Lambda

Si tratta di una tecnologia che stampa una foto digitalizzata ad altissima risoluzione grazie a puntini luminosi (laser) che impressionano la carta fotografica ai sali d’argento (fotografia analogica tradizionale). Fu inventata nel 1995 dalla Durst di Bressanone (Alto Adige). Un’azienda che prima di inventare la stampante Lambda produceva ingranditori per camere oscure. L’ingranditore è un proiettore di luce montato su una colonna verticale che impressiona l’immagine di un negativo o di una diapositiva, su un foglio di carta fotografica ai sali d’argento. Per questo tipo di stampa mi servo da uno stampatore tedesco: White Wall. Su Roma un ottimo laboratorio che stampa con Lambda è Graphocolor.

Grandi formati

La Stampa Lambda fu una rivoluzione soprattutto per i grandi formati che riusciva a produrre e per l’uso del colore. Prima della Lambda stampare in camera oscura con gli ingranditori una grande fotografia di un metro quadrato era estremamente complicato e i risultati, soprattutto nel colore, deludenti. La stampa Lambda invece usava bobine di carta fotografica oltre il metro di lunghezza e il controllo dei toni e delle correzioni cromatiche venivano processati da un computer.

Stampanti inkjet

Quando arrivarono sul mercato le prime stampanti Inkjet si dovette trovare un termine nuovo, e lo si prese dalle stampe antiche che usavano inchiostri. Ink in inglese è inchiostro, jet è lo “spruzzo” la gocciolina di colore spruzzata su carta. In realtà in un primo momento fu preso in prestito dalla lingua francese la parola “gicleur” (ugello) per dare un nome alle stampe fotografiche a getto d’inchiostro.

Giclée print

“Giclée print” è ancora molto usato tra i collezionisti di fotografie e gallerie d’arte. Gli ugelli sono le piccolissime gocce di colore che una stampante a getto di inchiostro usa per stampare una foto digitalizzata.

Stampa e carta Fine Art

La stampa e la carta Fine Art sono i due elementi che determinano una fotografia di alta qualità. Foto Fine Art è quindi il termine più usato per opere fotografiche stampate a getto di inchiostro e indirettamente per le foto artistiche. Il motivo è semplice: la qualità eccezionale raggiunta da questa tecnologia e l’ampia scelta di carte di notevole pregio su cui stampare. Il fattore cromatico è legato agli inchiostri che la stampante inkjet utilizza. Non tanto per l’elevata risoluzione raggiunta quanto per la facilità di controllo dei processi e per la fedeltà cromatica che si vuole raggiungere.

Durare nel tempo

L’altro fattore del successo di questa tecnologia sono gli inchiostri a pigmenti che non si alterano nel tempo. Carte molto spesse senza acidi (acid free) permettono di non essere aggredite da batteri e muffe e che il bianco carta non si ingiallisca. Un processo di invecchiamento tipico della cellulosa del legno. Infatti le migliori carte ed anche le più costose sono in carta cotone (cotton rag). Le foto artistiche devono poter durare nel tempo. Una fotografie Fine Art deve conservare una certa integrità e stabilità cromatica per almeno 100 anni.

Cento anni

La fotografia bianco e nero ai sali d’argento ha già superato il secolo da qualche decennio. In realtà fotografia fine art definisce l’intero processo produttivo che comprende l’elaborazione digitale, i profili corretti di stampa e la qualità del file sorgente della ripresa fotografica che deve avere una risoluzione adeguata all’ingrandimento che si vuole stampare.

Le mie foto artistiche di paesaggi marini

Una volta chiarito cosa sia una foto Fine Art e come dovrebbero essere stampate delle foto artistiche, vorrei qui parlare di come da fotoreporter di viaggio sia diventato un fotografo specializzato in fotografia di paesaggio e di come sia riuscito a stampare le mie foto fine art su grandi formati.

Reporter di viaggio

Viaggiare e fotografare è una maniera molto creativa per conoscere e vivere un paese, un territorio, un luogo lontano più o meno turistico. E naturalmente sei più un giornalista che un artista. Ho incominciato a sentirmi artista quando smisi di fotografare qualsiasi cosa mi girasse intorno: il primo piano di un bambino, un falchetto, un pesce pagliaccio avvolto nel suo anemone, le rovine di un tempio antico, l’interno di un museo… soggetti e tecniche di ripresa così diversi che non ti basta una vita per padroneggiarli professionalmente tutti.

Sul tavolo luminoso

Il momento della verità è quando, appena tornati in studio da un reportage, si ritorava dal laboratorio di sviluppo le foto e sul tavolo luminoso si guardava con il lentino il materiale fotografico prodotto. Se qualcosa era andato storto molto spesso era per colpa di un’attrezzature mal funzionante, del poco tempo a disposizione per un buon lavoro. Ma quasi sempre la colpa era di aver accettato un lavoro, un reportage non adatto alle proprie specifiche e abilità professionali.

Foto subacquee

Lo studio dove avevo iniziato a lavorare come assistente fotografo prediligeva reportage marini. Il mare era uno dei temi più trattati ed io sul mare ci ero nato e cresciuto. Sapevo andare sott’acqua, me la vacavo bene in barca, e fin da bambino avevo avuto a che fare con squali, lionfish e murene gigantesche. La fotografia subacquea fu la mia prima specializzazione, ma adoravo anche fare ritratti.

Fotografia naturalistica

Poi mi capitò anche la fotografia naturalistica intesa soprattutto come caccia fotografica. Uccelli e animali selvatici sono difficili da avvicinare ed ecco che scopro i potenti e costosissimi teleobiettivi. Non sempre si hanno le capacità adeguate e le attrezzature per farcela su tutti i fronti. La fotografia di paesaggio era il sottofondo a tutto questo viaggiare e rincorrere pratiche fotografiche diverse.

Mare italiano

Sempre di più mi capitavano lavori editoriali sul mare e le coste italiane. Sempre di più era il paesaggio marino e costiero italiano ad interessarmi. Nacque in me la consapevolezza di avere un progetto ben preciso da espandere ed arricchire con sempre nuovi paesaggi. Forse si incomincia a diventare artisti, a realizzare foto artistiche, quando inconsapevolmente inizi un progetto fotografico solo tuo. Ti imponi uno stile e prima di metterlo a punto ci impieghi del tempo, fai delle scelte stilistiche e ti trovi a volte a dover fare compromessi espressivi tra chi ti commissiona il lavoro e il tuo progetto concettuale ed estetico in cui credi.

Plotter

Nei primi anni 2000 comprai un plotter per realizzare prove colore per le fotografie che pubblicavo nei libri. Allora non erano ancora delle stampanti a getto d’inchiostro con pigmenti cosiddetti Fine Art. Ma la loro qualità cromatica e la loro definizione erano già eccellenti. Inoltre il plotter che avevo comprato aveva già un formato a bobine abbastanza grande per iniziare a sperimentare stampe con ingrandimenti superiori ai soliti piccoli formati a foglio. Sempre di più abbandonai il formato reflex 35mm, se non per le foto subacquee e l’utilizzo di teleobiettivi.

Primi esperimenti

Il mio primo esperimento di stampa in grandi dimensioni la feci con uno scatto in 6×17 a colori. Una spiaggia della Sardegna completamente deserta fotografata dall’elicottero. Rimasi esterrefatto dal risultato. La foto era quasi astratta. Una spiaggia bellissima, normalmente ricoperta di ombrelloni, aveva dei solchi circolari, dei graffi lasciati da una moto. Nell’ingrandimento quei segni lasciati sulla sabbia si erano trasfigurati in graffiti. La loro ottima visibilità era stata possibile grazie al grande formato dello scatto (6×17) e dall’ingrandimento (150 x 60 cm). Inoltre l’increspatura del mare, le piccole onde sul bagnasciuga, avevano una consistenza quasi tridimensionale, grazie ad una luce morbida e laterale.

Luca Tamagnini Catalogo 1992-003 / Villasimius Spiaggia Timi Ama Porto Giunco

Luca Tamagnini Catalogo 1992-003 / Villasimius Spiaggia Timi Ama Porto Giunco

Prime foto artistiche Fine Art

Da allora iniziai a vedere il paesaggio in grandi formati. Non mi accontentavo più di una doppia pagina di un libro fotografico. Ma ci sono voluti anni prima di iniziare ad usare carte Fine Art. Profili, driver di stampa, compatibilità tra le varie case produttrici di plotter e di carte le ho potute padroneggiare solo dopo aver rottamato il mio vecchio plotter con uno di formato più grande. Una nuova generazione con pigmenti e driver di stampa permetteva di usare quasi tutte le carte Fine Art in commercio.

Digital Dark Room

Oggi ho nel mio studio una cosiddetta “digital dark room”:

  1. Workstation
  2. Calibratore colore per tarare il monitor
  3. Photoshop
  4. Plotter profilato sulle carte Fine Art che prediligo

Per acquisire e conoscere tutti questi processi non è stato facile ed immediato. Molti fotografi si affidano a stampatori esterni, ma nel mio caso ero ancora troppo innamorato della pellicola, della mia 6×17, del meraviglioso formato quadrato 6×6 delle Hasselblad. Questo per dire che l’immediatezza del digitale non mi ha mai veramente conquistato. Dipendevo esternamente solo per lo sviluppo della pellicola. Per tutto il resto potevo contare sulle sole forze del mio studio.

Scanner professionali

Per arrivare ad un stampa Fine Art e creare foto artistiche da scatti in pellicola bisogna passare da scanner professionali. Ho uno scanner Imacon (Hasselblad) che oltre ad una risoluzione eccezionale ha una messa fuoco precisissima sulle pellicole. La messa a fuoco è uno dei problemi più grossi che gli scanner piani non sono mai riuscito a risolvere. Forse è stato questo il vero motivo che mi ha spinto verso la fotografia a lastre e non verso un dorso digitale per il medio formato.

Grande formato a lastre

Dal 2018 sto realizzando fotografie con il grandissimo formato a lastre 4×5 pollici. Leggi l’articolo ” Isola Gallinara ” dove racconto uno scatto realizzato con questo formato. Questo formato è molto impegnativo. Scattare con il banco ottico paesaggi marini una vera impresa. Ma il risultato vale la fatica. Ho alzato il tiro della mia ricerca sui paesaggi marini e costieri italiani e con questo formato ho stampe Fine Art davvero eccellenti.

Isole Pontine, Ponza Arco Spaccapolpi, Arco Naturale di Ponza. Scoglio gigantesco molto alto forato al centro e circondato dal mare. Dimensioni 100 x 130 cm - Luca Tamagnini Catalogo 2018-001

Arco Spaccapolpi 2018 – 100 x 130 cm

Italia Paesaggio Costiero

Realizzato il libro ITALIA PAESAGGIO COSTIERO nel 2018 oggi il progetto sta evolvendo in una mostra. Il grande formato a lastre mi ha fatto scoprire il formato verticale. Sembra assurdo ma fotografando sempre in 6×6 e in 6×17 i miei paesaggi non si erano mai espressi nel formato verticale. Certo i paesaggi marini, la linea dell’orizzonte, si sviluppano meglio in orizzontale (landscape format). Ma l’incontro a Ponza con l’Arco Naturale Spaccapolpi mi ha svelato il formato verticale anche per i miei paesaggi marini e costieri (portrait format).

Foto digitali

Ogni volta che mi metto a fotografare un paesaggio marino, un faraglione, una spiaggia, un isolotto… ho con me anche una Canon. La precedenza l’ha il banco ottico, ma in digitale realizzo diverse versioni panoramiche con la tecnica del Photo Stitching. Una testa del cavalletto con la messa in bolla, una staffa montata sul corpo macchina mi permettono di scattare in verticale e in HDR. Ora sto diventando troppo tecnico: per saperne di più su questa tecnica leggi il mio articolo ” La Nave di Genga “.

Photo Stitching

Quasi sempre mi bastano 5 scatti verticali per realizzare una foto panoramica  con la tecnica Photo Stitching. I file dgital (raw) li assemblo con il software PtGui. Il formato di stampa di queste foto panoramiche è quasi sempre 110 x 50 cm. Con la pellicola 6×17 invece ho maggiore dettaglio e sono riuscito a realizzare foto 2,5 metro per 110 cm.


Formati Foto Fine Art


Luca-Tamagnini-catalogo-2006-003-Porto-Giunco-Ginepro-150x70-cm-cornice

Panoramiche: 110 x 50 cm / 150 x 70 cm / 150 x 80 cm

Le fotografie stampate in questo formato sono esclusivamente scatti realizzati in pellicola 6×17.


Luca-Tamagnini-catalogo-2017-002-Costiera-Amalfitana-Isolotti-Vetara-Li-Galli-100x100cm-(Categoria-Foto-Artistiche)

Quadrate: 100 x 100 cm

Questa collezione di foto quadrate un metro per un metro sono state realizzate tra il 2017 e il 2018 in pellicola negativa a colore 6×6.


Palmarola, Scoglio Spermaturo, 2018 - Fotografia Fine Art 130 x 100 cm di Luca Tamagnini

Standard orizzontali: 100 x 70 cm / 130 x 100 cm

Questi grandi formati orizzontali (landscape) sono scatti a lastre 4x 5 pollici


Luca-Tamagnini-catalogo-2018-001-Ponza-Arco-Spaccapolpi-100x130cm(immagine-93x123)-cornice-(Categoria-Foto-Artistiche)

Standard verticali: 100 x 130 cm

Questi grandi formati verticali (portrait) sono scatti a lastre 4x 5 pollici


Edizioni aperte

Ogni fotografia che decido di stampare non sempre diventa una Fine Art. Con delle carte meno pregiate faccio delle prove di stampa, in vari formati. Le vecchie foto d’archivio prima del 2000 realizzate per la pubblicazione di libri le stampo in edizione aperta. Sono foto in pellicola positiva, fotocolor 6×6 e 6×17 (Kodak EPR o Fuji Velvia). Le edizione aperte sono foto che non hanno nessuna limitazione del numero di copie da stampare.

Edizioni limitate

Gli scatti invece che ho iniziato a realizzare esclusivamente per essere stampati nei grandi formati Fine Art sono in edizione limitata (1 di 12). La pellicola è negativa a colori (Kodk Ektar 100). Uso questa pellicola sia per il formato 6×6 che per il 6×17 ma soprattutto la sto usando per il 4×5 pollici.

Prove d’autore (P.d’A.)

Le prove d’autore (artista) sono le stampe che realizzo quando ho deciso che quello scatto sarà una foto Fine Art. Una di quelle in serie limitata di 12. Le prove d’autore (P.d’A.) servono a testare il risultato cromatico, la messa a punto definitiva dei toni prima di stampare la serie limitata.

Data della ripresa della foto e della stampa

Ogni fotografia del mio catalogo ha con se la data di quando è stata scattata. La foto stampata avrà nella scheda che l’accompagna anche la data di quando è stata stampata.

Specifiche formati negativi

Le mie fotografie analogiche sono nei seguenti formati in pellicola:
▪ Pellicola medio formato rullo 120 – Negativi colore e positivi colore 6 x 6 cm e 6 x 17 cm
▪ Pellicola a lastra piana – Negativi colore 4×5 pollici (10 cm x 12 cm)
▪ Pellicola a rulli 35 mm – Positivi colore (diapositive) 24 x 36 mm

 

Questo archivio digitale è collegato ad un archivio fisico dove sono conservati gli scatti in pellicola: i fotocolor (positivi-diapositive) i negativi a colori, e le stampe Fine Art.

[LUCA TAMAGNINI]


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