Fotografia di paesaggio

In questo testo cercherò di di fare il punto sulla fotografia di paesaggio, una disciplina che ha una storia affascinante. In primo luogo scriverò delle origini del paesaggio dipinto dall’uomo. Le origini della fotografia di paesaggio si intrecciano infatti con l’arte pittorica. Dalla scoperta della profondità prospettica al vedutismo romantico, il paesaggio acquista sempre più spazio ed importanza nella storia dell’arte occidentale.

La rappresentazione di un paesaggio pittorico ha origine molto antiche. Spulciando nella TRECCANI ho scoperto che ai Musei Vaticani esistono le immagini più antiche di paesaggi dipinti. Sono gli affreschi di una villa romana che mostrano scene dell’Odissea.

Paesaggi con scene dell’Odissea. Affresco, staccato proveniente da scavo di una domus in via Graziosa, odierna via Cavour (7 aprile 1848)
Metà del I sec. a.C. (prima del 46 a.C.). Musei Vaticani, Roma.
Metà del I sec. a.C. Musei Vaticani, Roma.

La raffigurazione del paesaggio quindi era già presente negli affreschi ellenistici e romani. Prima ancora che negli affreschi, il paesaggio era ritratto nei mosaici. Il più antico paesaggio in un mosaico si trova nei dintorni di Roma, a Palestrina. Il mosaico riproduce paesaggi palustri del Nilo (II° sec. a.C.).

Prospettiva e paesaggio

Sfondi scenografici entro cui collocare figure umane. Dal medioevo di Giotto (1267-1337) al Rinascimento di Piero della Francesca (1416-1492) il paesaggio è entrato nelle opere pittoriche in tre dimensioni ed è stata una rivoluzione. La prospettiva sembra sia stata scoperta da Filippo Brunelleschi (1377-1446). Da allora lo spazio ha avuto finalmente la sua corretta rappresentazione. Anche Leon Battista Alberti (1404-1472), il grande architetto rinascimentale si è occupato di paesaggio. In alcuni brani del suo trattato architettonico De re aedificatoria ci dice che ha studiato il paesaggio e la prospettiva con la camera ottica.

Camera ottica

La camera ottica, detta anche “fotocamera stenopeica”, è una scatola oscurata con un foro sul fronte e un piano di proiezione dell’immagine sul retro. Immagini rivoluzionarie che hanno reso “un po’ fotografi” i grandi maestri della pittura occidentale. Uno strumento che darà ai pittori la percezione della realtà da riprodurre. Sempre di più il paesaggio condizionerà l’artista e dopo qualche secolo ecco che il paesaggio diverrà soggetto proprio. Avrà i suoi generi e categorie (marine, architetture, vedute di città) e avrà i suoi luoghi prediletti. Il paesaggio italiano verrà glorificato. Con le sue rovine archeologiche, vulcani, isole e città d’arte, l’Italia sarà riprodotta da tanti artisti di tutta Europa. (vedi il mio articolo sui paesaggi italiani)

Venezia e Canaletto

Venezia e Canaletto sono un binomio perfetto per raccontare il vedutismo pittorico e il paesaggio come arte. Sappiamo con certezza che Canaletto faceva uso della camera ottica. Questa macchina fotografica primordiale permetteva di catturare con estrema precisione visioni su cui andare a ricalcare delle prime bozze delle opere. Canaletto annotava tutto sui suoi taccuini. I suoi quadri di Venezia sono le rielaborazioni di quegli schizzi. Immagini di Venezia che l’hanno reso famoso soprattutto in Inghilterra. Nascerà con Canaletto il mito di Venezia, un mito che non ha mai cessato da allora di diffondersi ovunque nel mondo.

1839 Nascita della fotografia

Canaletto muore nel 1768 e la fotografia nasce ufficialmente nel 1839. In soli 70 anni il mondo dell’arte figurativa avrà uno strumento davvero rivoluzionario. Si perchè la fotografia sconvolgerà il mondo dell’arte. Ma non è il tema di questo articolo. Consiglio di  leggere, a questo proposito e non solo, il libro di Susan Sontag, dal titolo”Sulla fotografia“, (Einaudi 1978- pag.82) sull’influenza che la fotografia ha avuto sulla nascita dell’arte astratta, impressionismo e cubismo compresi. La fotografia di paesaggio viene da lontano ed è la continuazione del vedutismo pittorico che si è sempre appoggiato ad uno strumento molto simile alla macchina fotografica. La fotografia è figlia della scienza e della tecnologia. Ci vorrà del tempo prima che il fotografo si affacci al mondo dell’arte.

Ansel Adams

Ansel Adams (1902-1984) è il fotografo di paesaggio che più di tutti ha dato alla fotografia l’onore e la potenza espressiva che si meritava. Lo ha fatto grazie alla fotografia di paesaggio. La sua fotografia in bianco e nero di paesaggi naturali incontaminati dell’America del Nord è qualcosa che va oltre il vedutismo pittorico. Contrapporsi alla soggettività pittorica era una missione purificatrice dei sensi per rivelare ciò che sfugge ai propri occhi.

Fotografia di paesaggio di Ansel Adams - Clearing Winter Storm, Yosemite National Park (circa 1937) Gelatin silver print - The Lane Collection - © The Ansel Adams Publishing Rights Trust - Courtesy, Museum of Fine Arts, Boston.
Ansel Adams – Clearing Winter Storm, Yosemite National Park (1937) Gelatin silver print – The Lane Collection – © The Ansel Adams Publishing Rights Trust – Museum of Fine Arts, Boston.

Fotografo di paesaggio e la natura

Ansel Adams fotografava la bellezza della natura per un motivo molto preciso; voleva salvare il paesaggio americano. Ha usato la fotografia di paesaggio per un messaggio ecologico: salviamo la natura selvaggia americana prima della sua scomparsa. Siamo negli anni trenta del novecento e il paesaggio americano sta avendo una rapida evoluzione. Le sue fotografie ritraggono paesaggi naturali incontaminati dei grandi parchi nazionali americani. Negli anni trenta questi immensi territori non erano ancora stati scoperti dal turismo di massa.

Coscienza ecologica nell’arte

Coscienza ecologica, paesaggi primordiali in bianco e nero, sono ingredienti espressivi totalmente privi di romanticismo. In realtà il fotografo di paesaggio esprime proprio un disagio romantico, nostalgico. Essere testimone della sparizione di paesaggi naturali incontaminati. Paesaggi che Ansel Adams conosceva fin da molto giovane. Tra Canaletto e la fotografia di paesaggio di Ansel Adams ci sono Turner e gli impressionisti francesi. Doveva ancora nascere la Pop Art. Le fotografie di Ansel Adams, di paesaggi del West americano incontaminato, divengono l’emblema di un fenomeno culturale ecologico rivoluzionario. Dopo diverse generazioni, fotografia ed ecologia si sono evoluti e hanno acquisito altissimi valori artistici sia espressivi che concettuali.

Ernst Haas

I temi ecologici sovrastano ogni cosa e la fotografia di paesaggio si è presa ormai da qualche decennio molto spazi artistici. Dopo Ansel Adams ci sono stati altri grandi fotografi di paesaggio e sicuramente Ernst Haas (1921-1986) è quello che ha dato alla fotografia naturalistica un contributo importante. Il suo libro “La creazione” (1971) ha venduto 300.000 copie. Un grande progetto fotografico a colori. Un libro di paesaggi e non solo. Ha fotografato e viaggiato in tutto il mondo per più di un decennio per realizzarlo.

Fotografia di paesaggio di Ernst Haas, The Creation, Kenya, 1970.
Ernst Haas, The Creation, Kenya, 1970.

Sebastião Salgado

Dopo 42 anni un altro importante libro fotografico con un titolo molto simile: “Genesis”.  Sto parlando del grande opera fotografica di Sebastião Salgado (1944) pubblicato dalla TASCHEN nel 2013. Il libro è in bianco e nero. Il colore è totalmente assente. La fotografia di paesaggio non è predominante in questo libro come non lo era in quello di Ernst Haas. Questi due grandi artisti non sono dei fotografi di paesaggio. Usano il piccolo formato delle classiche reflex. Sia Haas che Salgado provengono dal foto-giornalismo. Fotoreporter di altissimo livello prestati alla fotografia naturalistica, al reportage di viaggio. Viaggi nei luoghi più remoti ed incontaminati del mondo. Vorrei abbandonare per il momento la fotografia naturalistica, il reportage di viaggio e tornare a quella fotografia di paesaggio che Ansel Adams produceva con i grandi formati a lastra. Un approccio al paesaggio per tecnica e stile molto più simile alla pittura che al foto-giornalismo.

Fotografia di paesasaggio concettuale

Negli anni Settanta la fotografia di paesaggio ha avuto una svolta più concettuale. Dalla natura primordiale si è spostata sul paesaggio antropico, che già aveva o stava producendo, con l’industrializzazione selvaggia, la catastrofe naturalistica contemporanea. Una fotografia di paesaggio di altissimo livello. Un’arte concettuale con qualcosa di apocalittico, metafisico, vera arte contemporanea.

Bernd e Hilla Becher

I fotografi di questa nuova rivoluzione concettuale sono due coniugi: Bernd e Hilla Becher. Bernhard Becher (1931-2007) e Hilla Wobeser (1934-2015) si attengono ai rigidi principi della fotografia a lastra d’architettura in bianco e nero. Inquadratura rigorosamente ortogonale, luce diffusa, uno stile molto simile a quello di Ansel Adams, ma invece che fotografare paesaggi naturali i Becker fotografavano paesaggi industriali in disuso. Gasometri, castelli d’acqua, torri di estrazione vengono organizzati e esposti in griglie regolari di tante fotografie.

Fotografie di paesaggio di Bernd Becher e Hilla Becher -  Water Towers - 1988
Bernd Becher, Hilla Becher – Water Towers – 1988

Scuola di Dusseldorf

Un accurato materiale fotografico raccolto secondo le tipologie di architettura industriale. Fotografano il paesaggio della loro infanzia che negli anni sessanta era ormai obsoleto e in via di demolizione. Il loro libro Anonyme Skulpturen (1969) li fa conoscere in tutto il mondo e le loro fotografie vengono considerate delle opere d’arte. Nel 1990 ricevono il Leone d’Oro alla XLIV Biennale di Venezia. Bernd Becher è professore di fotografia artistica a Dusseldorf (dal 1976) e la sua influenza darà avvio a più generazioni di fotografi d’altissimo livello: Andreas Gusky (1955), Thomas Ruff (1958), Thomas Struth (1954). 

Andreas Gusky

Una fotografia di Andreas Gursky nel 2011 venne venduta all’asta da Christie’s per 4,3 milioni di dollari. Realizzata nel 1999, la gigantesca fotografia di Gursky è la più costosa della storia. L’immagine che misura 3 metri di lunghezza ritrae un paesaggio del fiume Reno.

Fotografia di paesaggio di Andrea Gusky - Rhine II, 1999
Andrea Gusky – Rhine II, 1999

La fotografia non dice più la verità

In questa fotografia l’autore ha tolto dall’orizzonte una centrale elettrica. Il paesaggio quindi non corrisponde alla realtà del luogo. Un paesaggio naturale europeo senza nessuna presenza antropica. L’intervento di fotoritocco sembra proprio rivelare il paradosso della fotografia contemporanea: non avere più il complesso della verità fotografica. La fotografia ora ha il permesso di dire bugie, di falsificare la realtà come ha sempre fatto la pittura. Per tornare a Canaletto e alle sue vedute di Venezia, nonostante una cura minuziosa del dettaglio, il pittore si sentiva libero di inventare, deformare prospettive, ingrandire piazze, confondere verità e finzione.

Natura profanata

Quanto siamo distanti da Ansel Adams, dalla sua natura primordiale come canone di bellezza. Purtroppo anche il mondo è cambiato e il paesaggio naturale è diventato un soggetto che esprime nostalgia e sdegno, più che contemplazione e meraviglia. Ecco alcuni grandi maestri di fotografia di paesaggio che si sono dedicati a immagini di natura profanata: Richard Laurence Misrach (1949), Edward Burtynsky (1955), Simon Norfolk (1963)

Fotografia di paesaggio di Richard Misrach, Desert Cantos, 1992
Richard Misrach, Desert Cantos, 1992
Fotografia di paesaggio di Edward Burtynsky - Clearcut #1- Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia, 2016.
Edward Burtynsky – Clearcut #1- Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia, 2016.
Fotografia di paesaggio di Simon Norfolk, Afghanistan Chronotopia, 2002
Simon Norfolk, Afghanistan Chronotopia, 2002

Fotografi di paesaggio italiani

In questo testo sulla fotografia di paesaggio mi sembra giusto nominare alcuni grandi fotografi italiani che hanno lavorato molto sul paesaggio: Mario Giacomelli (1925-2000), Fulvio Roiter (1926-2016), Franco Fontana (1933), Mimmo Jodice (1934), Luigi Ghirri (1943-1992), Massimo Vitali (1944), Gabriele Basilico (1944-2013). Fotografi molto diversi tra loro, per stile e linguaggio. I loro lavori hanno toccato diversi aspetti del paesaggio italiano. Tra tutti Luigi Ghirri è sicuramente l’artista che ha rivoluzionato la fotografia di paesaggio contemporanea di casa nostra.

Luigi Ghirri

A partire dagli anni Ottanta, Luigi Ghirri propone un paesaggio italiano di immagini stereotipate. Vuole contrapporsi alla rivoluzione tecnologica che ci ha inondato di immagini. Già negli anni Settanta, Ghirri sosteneva che la nostra memoria visiva aveva raggiunto la saturazione, l’attenzione al paesaggio compromessa. Per Ghirri il paesaggio naturale è meno interessante di quello antropizzato. Fotografie di paesaggi italiani che svelano un Ghirri alla ricerca di un’umanità in crisi d’identità, forse in cerca di paesaggi a cui appartenere. Nel suo libro Kodachrome del 1978 ho trovato questa frase: ” Il senso che cerco di dare al mio lavoro è quello di verificare come sia ancora possibile desiderare e affrontare la strada della conoscenza per poter infine distinguere l’identità precisa dell’uomo, delle cose, della vita. ” Parole che si adattano molto bene alla fotografia di paesaggi italiani che Ghirri scovava nei suoi territori emiliani e non solo.

Fotografie di paesaggi di Luigi Ghirri, Kodachrome, 1978 - Nelle due pagine: Lido di Spina 1974 - Riedizione MACK 2017
Luigi Ghirri, Kodachrome, 1978 – Nelle due pagine: Lido di Spina 1974 – Riedizione MACK 2017

Paesaggio italiano e turismo

In balia della globalizzazione oggi la questione dell’identità si è fatta sempre più conflittuale. Le esperienze nel paesaggio sono oggi il tempo di un’immagine digitale scattata con il cellulare. Attimi moltiplicati in milioni di immagini da condividere. Per il turismo di massa Il viaggio in Italia non è più un viaggio iniziatico nella cultura occidentale. Ogni paesaggio famoso (italiano e non) è come un brand da indossare. Negli spazi virtuali di ogni singolo utente del web, le immagini ci vestono e ci dicono chi siamo, definiscono il nostro profilo digitale pubblico e privato. Paesaggi e non solo si prestano a crearci nuove identità. Identità surrogate, liquide, di difficile classificazione.

I miei paesaggi costieri

Ora posso concludere questo testo sulla fotografia di paesaggio e citare il mio ultimo libro fotografico: ITALIA PAESAGGIO COSTIERO. In questo libro il filo conduttore è sempre stato l’identità culturale e la difesa dell’ambiente. Due temi che in quasi tutti i territori italiani sono sempre strettamente intrecciati. Una distinzione che spesso non è così evidente nei linguaggi della fotografia. A volte sono stato fotoreporter di viaggio, altre volte fotografo di paesaggio. Il fotografo di viaggio non appartiene a nessun luogo, cerca di interpretare l’unicità di un paesaggio. Ma è anche molto distratto da altri dettagli, volti, soggetti, di un universo formale imprevedibile e multicolore. I paesaggi sono uno dei tanti.

Il fotografo di paesaggio ha maggiori ambizioni perché cerca di raccontare la propria esistenza in quel paesaggio. In questi ultimi anni ho concentrato, in questo secondo approccio, tutte le mie energie per alcuni paesaggi italiani a me più cari. Le maggiori attenzioni ad un unico paesaggio, ad un’unica fotografia di grande formato, sono l’opposto di un portfolio di viaggio.

Continuo a fotografare il paesaggio italiano per una mostra fotografica e questo articolo mi è servito a fare chiarezza. Tra il messaggio ecologico e la tradizione identitaria mediterranea, l’Italia ha ancora tanto bisogno di essere narrata per immagini, di avere testimoni attenti dei suoi infiniti paesaggi, più da proteggere che contemplare. Il Mare Mediterraneo ha comunque una natura ancora selvaggia. Le nostre povere coste italiane non lo sono più da diverso tempo. Conservano identità preziose che provengono dalla nostra millenaria storia. Una storia che deve i suoi primati a questi spazi marini. Salvare la natura mediterranea significa salvare questo antico equilibrio antropico costiero da dove tutto è iniziato.

Luca Tamagnini

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Sul sito di Photoatlante è possibile acquistare una prova d’autore di questa mia foto qui sotto – Terracina, Tempio di Giove Anxur, 2017 nel formato 100x70cm.

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Fotografia di paesaggio di Luca Tamagnini. Titolo dell'opera: Terracina, Tempio di Giove Anxur, 2017 - Formato 100x70cm - Prova d'Autore -2019 print
Terracina, Tempio di Giove Anxur, 2017 / Fotografia Luca Tamagnini / Formato 100 x 70 cm (immagine 95 x 65 cm) / Prova d’Autore / Stampata nel 2019

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Dove mi sono documentato per scrivere questo articolo

Hans-Michael Koetzle – Photographers A-Z – © 2011 TASCHEN GmbH

TRECCANI: Pittura di paesaggio

Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi 1978

Ernst Haas Estate

Luigi Ghirri, Kodachrome, © 2017 MAck

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Al Festival di fotografia CORTONA ON THE MOVE fino alla fine di Settembre 2019 sono esposte alcuni paesaggi di Simon Norfolk.

4 commenti
  1. Galliano Crinella
    Galliano Crinella dice:

    Nella rassegna di grandi fotografi non appare Mario Giacomelli, il paesaggio marchigiano è conosciuto nel mondo attraverso le sue fotografie.

    Rispondi
    • Luca Tamagnini
      Luca Tamagnini dice:

      Hai ragione Giacomelli è stato anche un fotografo di paesaggio, lo aggiungo subito.
      Anche se per il paesaggio non mi ha mai veramente colpito. Forse perchè sono di un’altra generazione. Giacomelli è famoso nel mondo per le sue foto dei “pretini” che giocano sulla neve. Come per i primi piani dell’ospizio e della gente di Scanno. Foto uniche che lo hanno reso il grande fotografo che è stato.
      Luca

      Rispondi

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