Gallipoli

Al tramonto ho fotografato Gallipoli Vecchia, dal grattacielo della città moderna. Gallipoli Vecchia è una città isola, un nucleo urbano circondato dal mare. Un paesaggio costiero cittadino che ha altri esempi simili in Italia: Taranto, Siracusa ed Augusta. Centri storici antichissimi collegate alla terraferma da un ponte, sono città uniche nel suo genere, si trovano tutte e tre sul Mar Ionio. Gallipoli vecchia non ha piazze, è un dedalo di vicoli in cui è facile perdersi. La sera ho cenato nel cuore del centro storico di Gallipoli e mi sono imbattuto nella Madonna Addolorata. In mezzo a gente che non conoscevo, in una tarda serata di aprile, sono stato in processione con questa piccola folla di devoti. Una processione verso la sua fase conclusiva. L’ho incontrata per caso, anticipata dalla musica di una banda di ottoni che suonava una melodia melanconica interrotta da lunghe pause di silenzio.

In processione tra i vicoli di Gallipoli

La processione vagava nei vicoli, era una coda umana molto intima. Molti abitanti dei vicoli di Gallipoli Vecchia aprivano le case e omaggiavano il passaggio della Madonna. Nessuna forma esagerata di devozione. I riti religiosi più intensi sono previsti nella settimana che segue, la settimana santa che precede la Pasqua. Ho visto nel castello di Gallipoli una mostra fotografica di un bravo fotografo locale che ha ritratto i riti e le devozioni dei fedeli per la passione di Cristo. La Madonna Addolorata viene celebrata prima. Le lacrime della madre anticipano il calvario del figlio del venerdì santo.

La Madonna Addolorata

La cosa che mi ha colpito di più sono state le piccole chiese che venivano aperte al passaggio della processione per pochi minuti. Lo facevano giovani ragazze di Gallipoli, che avevano precedentemente vestito di nero le statue di altre madonne lignee. “Alla spagnola” mi ha informato una di queste giovani mentre si apprestava a richiudere l’uscio subito dopo il passaggio della processione. Ne ho viste due di queste Madonne vestite di nero. Poi la coda della processione l’ho persa. Si era fatto quasi mezzanotte. Ho riconosciuto una via che mi avrebbe riportato in albergo. In lontananza quella strana musica ha ripreso la sua triste melodia. Su una riviera di Gallipoli Vecchia, fuori dai vicoli, la musica non aveva più ostacoli, era libera di diffondersi su tutta la costa.

Paesaggio costiero umanizzato

Mi è capitato poche volte di fotografare un paesaggio costiero umanizzato così compatto e raccolto. Ma questa volta sono stato attratto da qualcosa che il paesaggio non mostra. Questa volta, ho vissuto alcuni istanti nelle vene di una creatura urbanistica. Ne ho fatto parte anche se come corpo estraneo. Non avevo nessun legame di devozione al rito, non ho nessun avo che mi lega a Gallipoli o al Salento. Insieme ad un piccolo popolo di devoti, ho condiviso un rituale sacro, di trascendenza mediterranea. Ho preso un passaggio su un vascello mistico, che per pochi istanti, mi ha fatto vivere un Mediterraneo molto antico.

Spiritualità e liturgie

Questo genere di spiritualità l’ho sempre associato e confuso al folklore paesano e provinciale. Questa città senza piazze ha nei suoi vicoli la sua forza connettiva, come se fosse un unico organismo biologico. Senza gerarchie il corpo cittadino si unisce nei riti ciclici delle stagioni, omaggia la natura e il soprannaturale. Una sacralità mediterranea poliedrica che l’unico Dio orientale ha sempre cercato di contenere e disciplinare. L’Italia del Sud, la Magna Grecia “pagana”, si è mimetizzata molto bene nelle liturgie cristiane. Non si fanno più sacrifici agli dei, ma da millenni il pantheon dei santi è polifonico come lo era il mondo prima di Cristo.

Sopravvivenze identitarie

Scontri di civiltà, saccheggi culturali, appropriazioni metafisiche sono state le vere sfide evolutive. La sopravvivenza identitaria di tante comunità mediterranee la vera ricchezza della cultura occidentale. Nella sua fase iniziale i popoli del Mediterraneo hanno dovuto sostenere una lunga guerra contro le forze della natura per sopravvivere: tempeste, alluvioni, siccità, terremoti, eruzioni vulcaniche … I conflitti identitari tra gli uomini, tra popoli con divinità e liturgie diverse hanno reso il Mediterraneo la più grande culla di civiltà del mondo. Ogni civiltà ha cercato di essere eterna a discapito di altre. Preservare una continuità identitaria nei secoli ha determinato adattamenti e sincretismi audaci. Fenomeno che il Mediterraneo ha espresso in diverse occasioni. L’esempio In Sicilia dell’epopea Arabo Normanna è forse uno dei più riusciti. Da quel crogiolo siciliano è poi nato l’impero di Federico II, lo Stupor Mundi che qui in Puglia ha poi espresso una civiltà straordinaria.

Breve lezione antropologica

Le comunità marine, che abitano il sud Italia, sono l’espressione più evidente di questa continuità spirituale. Un’onda lunga mediterranea che sembra abbia regole più biologiche che metafisiche. Una sorta di codice genetico spirituale che sopravvive e si adatta alle trasformazioni del mondo. Il soprannaturale deve compiere la funzione protettrice alle avversità del mondo. Quel potere apotropaico delle divinità pagane che doveva combattere altre terribili divinità nemiche dell’uomo. Le identità delle piccole comunità mediterranee si difendevano molto bene grazie alla conservazione di questi riti di appartenenza e di religiosità scaramantica. Il cristianesimo ha chiesto più ubbidienza, ma ha dato il permesso che una miriade di santi si sostituissero al pantheon pagano.

Sant’Agata

Tutte queste considerazioni le conoscevo per letture mediterranee, ma è stata una Santa a darmi lo spunto e le parole per scrivere questo post. Sto parlando di Sant’ Agata. Per lei ogni anno si celebra la festa religiosa più frequentata d’Italia. Questo febbraio ero per le strade di Catania ad assistere meravigliato a questo rito collettivo. Una folla immensa, per diversi giorni, conquista e vive il grande centro storico di Catania. Una città che vive da sempre sotto il vulcano, l’Etna. Un gigante amato e temuto dai catanesi. La sua lava è sempre una minaccia e la sua fertilità una ricchezza. Sant’Agata è anche la Santa patrona di Gallipoli.

Reliquie

Questa giovane martire a cui tagliarono i seni ha grandissimo successo devozionale fin dal più profondo medioevo. Una Santa risalente alle persecuzioni dei primi cristiani da parte dell’Impero Romano. Ho assistito, in quei giorni catanesi, ad uno scontro tra la curia di Catania ed un popolo “cittadino” che pretendeva di improvvisare varianti dell’itinerario della processione. Un rientro anticipato nel duomo della Santa ha risolto la disputa. I prelati sono sempre vigili sulle feste religiose, devono contenere la deriva “pagana” e preservare la disciplina liturgica. Una mammella del martirio è nel Salento. Giunse da Costantinopoli a Gallipoli nel 1100. I Bizantini l’avevano sottratta ai Catanesi quasi un secolo prima. Rimase a Gallipoli quasi 200 anni, poi il Principe di Taranto rubò la preziosa reliquia per portarla a Galatina, dove tuttora risiede.

Coincidenze

A Gallipoli ho visto gli occhi della Madonna Addolorata. Sono molto simili a quelli della Santa catanese. Per diversi istanti, nei tortuosi vicoli di Gallipoli, il rito di devozione è stato anche mio. Quale coincidenza mi ha messo, a distanza di qualche settimana, sulla stessa strada di queste due città? Catania e Gallipoli non sono vicine. Forse sono quei poteri celesti che le divinità usano per conquistare i più scettici e i meno devoti come me? Oppure è il mio peregrinare dietro alle bellezze costiere d’Italia che prima o poi mi fa incontrare il sacro, il divino, di un Mediterraneo italiano ancora molto religioso.

Eternità della natura

Fotografare il Mediterraneo è un’operazione creativa che fonde l’eternità della natura e la sacralità dell’esistenza umana. Millenario conflitto in continua evoluzione. Negli ultimi due decenni previsioni apocalittiche (Climate Change) hanno dato d’allarme per lo stato di salute della Terra. Da fotografo mi illudo di fissare nel paesaggio costiero mediterraneo qualche frammento di eternità, di sintesi armoniosa in continuità con il passato. Il mare è causa ed effetto di tanta bellezza. Negli ultimi decenni ha avuto un’accelerazione la crescita del livello marino. L’erosione delle coste una sfida complessa e difficile.

Paesaggi perduti

Forse nella memoria fotografica di un paesaggio costiero perduto si conserva la lezione ecologica da apprendere. Forse i miei paesaggi costieri potrebbero essere un augurio scaramantico per previsioni meno apocalittiche. Vorrei dedicare più tempo a questi temi, conoscerli meglio, essere più partecipe a queste sfide ecologiche. La linea di costa italiana ha una lunghezza di 8.353 Km e quasi 5000 Km sono basse e sabbiose. Più della metà dei paesaggi marini italiani soffre l’erosione.

Una mostra fotografica

Sto lavorando ad una mostra fotografica che oltre a mostrare la meraviglia delle nostre coste, presenti una sintesi sui temi più scottanti sulla conservazione delle coste. Vorrei far conoscere e condividere soluzioni e strategie che studiosi ed esperti già conoscono e studiano da diversi anni. Salvare il nostro paesaggio costiero è diventata una priorità.

[LUCA TAMAGNINI] 19 aprile 2019


Una doppia pagina del libro fotografico ITALIA PAESAGGIO COSTIERO di Luca Tamagnini © 2108 Photoatlante

Gallipoli in una foto dal cielo scattata dall'elicottero nel 1990 nel formato 6x17 in pellicola - © Luca Tamagnini

Gallipoli, 1990 – © Luca Tamagnini

 

Gallipoli e l'Isola di Sant'Andrea, 1990 - © Luca Tamagnini

Gallipoli e l’Isola di Sant’Andrea, 1990 – © Luca Tamagnini

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