Fotografia di grande formato

Pellicola, scanner e paesaggi marini

Parlare di fotografia in grande formato significa affrontare un tema tecnico ma affascinante, che non riguarda solo la dimensione della pellicola o del sensore, ma di come sia ancora valido, fare fotografia con lenti e pellicole di un’altra epoca. Una straordinaria qualità che il digitale non ha ancora superato del tutto, per realizzare stampe in grandi formati.

Cos’è la fotografia in grande formato?

Nel mondo analogico, si definisce grande formato l’utilizzo di lastre fotografiche, invece dei classici rullini. Le pellicole non sono avvolte, ma singole, inserite una per una in appositi chassis. Sono grandi, davvero: da 10×12 cm fino a 20×25 cm. Nel digitale il concetto si sposta sui cosiddetti dorsi digitali montati su corpi macchina di medio formato, ben più grandi dei classici sensori “full frame”. Ma qui, più che le dimensioni fisiche, è la definizione dell’immagine a fare la differenza. Sensori da oltre 100 o addirittura 150 megapixel permettono una nitidezza straordinaria. Un esempio? Il dorso PhaseOne da 150 MPX con sensore da 53,4×40 mm. Per ottenere il massimo dettaglio, utilizza una tecnica complessa in più scatti: il sensore si muove di pochi pixel tra uno scatto e l’altro, catturando l’immagine in più esposizioni.
Fotografi come Massimo Vitali o Olivo Barbieri hanno adottato queste tecnologie per produrre stampe in grande formato di altissima qualità, abbandonando progressivamente le pellicole piane del passato.

Grande formato 6×17 cm

Grande formato 6x17 cm della Fuji G617 di Luca Tamagnini Laguna Veneta, Isola di Burano, 2018

La mia Fuji G617
Laguna Veneta, Isola di Burano, 2018

Grande formato 6×17 cm

Tre scatti su pellicola a rullo (120) nel grande formato panoramico 6x17cm / Capo Caccia, Isola Foradada, 2008 / Foto di Luca Tamagnini

Tre scatti 6×17
Isola Foradada, 2008
Foto di Luca Tamagnini

La mia storia con il grande formato

Il mio approccio alla fotografia di grande formato parte però da un’esperienza tutta analogica. Per molti anni ho utilizzato il formato panoramico 6×17 cm, della mia Fuji G617 un grande formato ma molto panoramico (stretto e lungo). È la macchina con cui, nel 1987, feci le prime foto dal cielo sulle Isole Eolie con questo grande formato. Scrissi un articolo su questo volo: Faraglioni di Lipari. Ricordo che mi affascinò subito: stesso rullo 120/220 della mia Hasselblad, ma una visione panoramica unica, perfetta per i miei paesaggi costieri.
È stato solo nel 2018 che ho cominciato a lavorare con le lastre in pellicola 4×5 pollici (10×15 cm), il formato più diffuso nel mondo del grande formato. Le macchine che le usano si chiamano banchi ottici. Sono strumenti lenti, ma precisissimi, e permettono un controllo totale sulla composizione. Esistono formati ancora più grandi, come l’8×10 pollici (20×25 cm), il formato più grande prodotto in negativo colore dalla Kodak. Io utilizzo la pellicola Kodak Ektar 100, per i miei paesaggi costieri: link alla scheda ufficiale.
Per digitalizzare queste immagini uso lo scanner Imacon-Hasselblad 848, acquistato nei primi anni duemila. Può scansionare lastre 4×5” a 2040 dpi, una risoluzione eccellente per realizzare stampe di grande formato fino a 130×100 cm senza perdita di qualità. Ho provato anche scanner Epson con risoluzione ottica fino a 6400 dpi, ma ho riscontrato problemi di messa a fuoco legati al vetro di scansione e all’effetto “Anello di Newton”: nelle immagini scansionate appaiomo strani riflessi come quelli che si vedono sulle bolle di sapone. L’Imacon invece lavora senza vetro e garantisce una messa a fuoco precisa.

Grande formato 4×5 pollici

Grande formato, banco ottico di Luca Tamagnini

Il mio banco ottico 4×5 pollici
Fiumicino, 2021

Grande formato 4×5 pollici

Una lastra pellicola 4x5pollici (10x15cm) un grande formato per stampe di grandi dimensioni / Ponza, Arco Naturale, 2018 / Foto di Luca Tamagnini

Lastra 4×5
Ponza, 2018
Foto di Luca Tamagnini

Perché scelgo ancora il grande formato

La ragione principale è la qualità del dettaglio. Nella fotografia di paesaggio, e in particolare in quella costiera, i piccoli elementi fanno la differenza: una roccia nitida, la linea d’orizzonte ben incisa che ben si staglia dalla fluidità dei riflessi marini mossi per l’esposizione a posa. Solo il grande formato in ripresa riesce a restituire in stampe di grandi dimensioni quella consistenza che la grana molto fine della pellicola è in grado di riprodurre. Ho considerato i dorsi digitali, ma sono strumenti delicati e molto costosi. Lavorando spesso in ambienti marini, con attrezzatura a rischio di spruzzi, sabbia e salsedine, non me la sono sentita di usare fotocamere da decine di migliaia di euro. Anche il banco ottico non è l’ideale per queste condizioni, ma mi sono costruito una soluzione su misura: un banco ottico a fuoco fisso, di cui parlo nell’articolo Isola di Gallinara. All’inizio non è stato semplice: le lastre si caricano al buio, in un sacco nero, e richiedono pazienza.

Il processo in ripresa con questa macchina fotografica autocostruita è lo stesso della Fuji G617 che non è reflex: la messa a fuoco la puoi fare solo attraverso la ghiera numerica e la profondità di campo. Ho sempre bloccato con un nastro adesivo il fuoco su infinito sulla Fuji G617. Nel mio banco ottico la scelta del fuoco fisso proviene da qui, da anni di lavoro con il grande formato 6×17. In un banco ottico con soffietto, la messa a fuoco la fai con un lentino, una pratica che ho ritenuto superflua: la linea dell’orizzonte sul mare è sempre il soggetto principale di ogni mio paesaggio costiero. Se fotografi il mare, il fuoco è sempre su quel confine lontanissimo tra mare e cielo, sull’infinito appunto. Inoltre ho scelto un grandangolo per questo mio banco ottico a fuoco fisso. Nei grandangoli basta un diaframma chiuso oltre f22 per avere quasi tutto a fuoco. Una lunga posa su cavalletto risolve qualsiasi problema di luce causato da diaframmi molto chiusi.

Grande Formato a lastre o dorso digitale?

Una scelta non romantica

C’è chi associa la fotografia analogica a una pratica romantica, lenta, più riflessiva. La fotografia di paesaggio anche con una macchina digitale ha tempi e approcci complessi, con sopraluoghi e attese per le migliori condizione metereologiche e di luce. La scelta del grande formato su pellicola non è una questione nostalgica. È una scelta tecnica, pratica, coerente con il mio lavoro sul campo.
I dorsi digitali di medio formato offrono prestazioni eccezionali, ma sono troppo costosi e fragili per l’ambiente marino in cui opero. Le mie fotocamere analogiche invece sono resistenti, collaudate, e mi hanno sempre accompagnato senza problemi.
Le stampe di grande formato che realizzo dalle mie lastre 4×5 pollici sono il risultato finale di tutto questo percorso. Sono immagini Fine Art di altissima qualità, pronte per essere esposte o archiviate, anche in una prospettiva futura. Il negativo è un supporto duraturo, che potrà essere ristampato un domani, magari anche in modo completamente analogico, senza passare da scanner o software.

Leggi l’articolo Acquistare Foto d’Autore dove parlo di come arredare con le fotografie, di gallerie online, di tecnologie di stampa ed altro ancora.

Uno sguardo al futuro del grande formato

Il ritorno della pellicola istantanea

Di recente mi ha incuriosito un accessorio particolare: il LomoGraflok 4×5 Instant Back, un dorso per banco ottico compatibile con le pellicole istantanee Fujifilm Instax Wide. Ecco il link per approfondire: Lomography Store.
È un ritorno all’immediatezza, ma su grande formato. Una piccola rivoluzione: poter vedere subito la fotografia realizzata, come accadeva con le vecchie Polaroid da banco ottico, è un vantaggio enorme durante i workshop o le sessioni in cui serve fare test rapidi. Le pellicole Instax hanno una sensibilità di 800 ISO, quindi molto più rapide della Ektar 100. Non so ancora come si comportano con esposizioni lunghe, ma è un esperimento che intendo fare presto.

Conclusione

Nel mondo dell’analogico si parla molto di ritorno al “vero” della fotografia. Il fascino di un processo chimico, che ci sembra più naturale rispetto al digitale. Ma non sono queste suggestioni a condizionare le mie preferenze per la pellicola a lastre. Per me, la fotografia in grande formato è una scelta tecnica ben precisa, fatta per garantire la massima qualità di stampa, la piena libertà di ripresa, e la resistenza delle attrezzature.
Il digitale ha portato innovazioni straordinarie, ma non ha superato, in certe condizioni, la forza silenziosa di una lastra ben esposta. E finché ci sarà pellicola, ci sarà anche spazio per scattare in grande formato.

[LUCA TAMAGNINI] Maggio 2025

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