Grotta Azzurra

La foto della Grotta Azzurra di Capri che vedete qui sopra l’ho scattata un paio di anni fa. Non è stato facile. Fotografare la Grotta Azzurra è stata una bella esperienza. In questo articolo racconto come ci sono riuscito e quanto questo bellissimo luogo di Capri sia carico di storia.

La visita in barca

La Grotta Azzurra la puoi visitare solo se riesci a varcare, dal mare, una piccola fessura in una parete rocciosa. Il sito è nel comune di Anacapri, sulla costa nord occidentale dell’isola. Piccoli gozzi a remi sono le uniche imbarcazioni che riescono a passare nello stretto buco. I barcaioli, che da generazioni forniscono questo servizio, sono parte fondamentale della visita. Senza di loro, la Grotta Azzurra, non avrebbe lo stesso fascino. I barcaioli sono come i sacerdoti di un rito. In quei pochi minuti nella grotta il barcaiolo bravo può farvi vivere un’esperienza unica. Dipende molto anche dai visitatori, perché è tale l’aspettativa che non tutti si accontentano di solo cinque minuti. Gli occhi hanno bisogno di un certo tempo di adattamento. La differenza di luce tra dentro e fuori è notevole.

A volte l’attesa è estenuante

A volte si deve aspettare molto prima di poter entrare. Il caldo e il moto ondoso, appena fuori la grotta, potrebbero infastidire l’attesa. La balneazione è vietata. Il via vai delle barche appena fuori la Grotta Azzurra è molto intenso. La confusione a volte è tale da voler quasi rinunciare alla visita. Le condizioni del mare spesso non consentono l’accesso alla grotta. Anche un leggero moto ondoso potrebbe impedire l’ingresso delle piccole barche. Nonostante tutto ciò, la grotta è visitata ogni anno da oltre 270 mila visitatori paganti. Dopo Pompei e la Reggia di Caserta, la Grotta Azzurra è tra i siti più visitati della Campania.

La fama della sua immagine

L’immagine della Grotta Azzurra è stata riprodotta da artisti di tutta Europa. La sua fama è immensa. La Grotta Azzurra è stata scoperta in pieno Romanticismo. Sono stati due artisti del nord Europa a scoprirla. Nell’estate del 1826 August Kopisch e Ernst Fries esplorarono a nuoto la grotta. I capresi di allora sapevano della sua esistenza, ma antiche superstizioni tenevano lontani i pescatori. August Kopisch scrisse una cronaca di come avvenne la scoperta. Realizzò le prime immagini della Grotta Azzurra e da allora la sua fama si è diffusa in tutto il mondo. Qui sotto una sua opera della grotta realizzata nel 1834.

Grotta Azzurra di Capri, 1834 - August Kopisch. (Die Blaue Grotte auf Capri). Oil on canvas, 30 x 39 cm. (Courtesy Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg / Photo: Wolfgang Pfauder)
Grotta Azzurra di Capri, 1834 – August Kopisch. (Die Blaue Grotte auf Capri). Oil on canvas, 30 x 39 cm. (Courtesy Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg / Photo: Wolfgang Pfauder)

La foto della Grotta Azzurra per il mio libro

Oggi è lo specchio d’acqua più fotografato al mondo. Ed io due anni fa mi sono deciso a fotografare la Grotta Azzurra per il mio libro fotografico: ITALIA PAESAGGIO COSTIERO. Dopo le 17.00, quando i barcaioli autorizzati cessano l’attività delle visite turistiche è permesso a nuoto di affacciarsi, rigorosamente senza entrare. Per via della risacca è pericoloso intraprendere la breve nuotata nello stretto tunnel d’ingresso. Ma ecco la soluzione possibile: entrarci in apnea con pinne e maschera. La Grotta Azzurra in realtà è soprattutto subacquea. Una immensa apertura inizia appena sotto il livello del mare. Entrarci in apnea è stata un’esperienza indimenticabile. Riemergere dentro la Grotta Azzurra e galleggiare in quell’azzurro irreale è stato meraviglioso. Ma subito dopo l’incanto, il dilemma di come fotografare la grotta.

La mia esplorazione della grotta

L’esplorazione della Grotta Azzurra, fuori dall’acqua è avvenuta in un ambiente quasi nella totale oscurità. Con una torcia subacquea ho potuto fare un sopralluogo accurato. Realizzare una fotografia in quelle condizioni di luce è molto difficile. Una cavità artificiale scavata nella roccia è forse il punto migliore da dove scattare. Una specie di galleria realizzata dai romani, con il soffitto alto abbastanza per stare in piedi. Questo antro passante è sicuramente una delle trasformazioni che la Grotta Azzurra ha subito quando divenne un ninfeo romano.

Ninfeo romano

Il ninfeo romano è di età imperiale. Sopra la Grotta si trova una delle dodici ville romane di Capri: la Villa di Gradola attribuita all’Imperatore Tiberio. La Grotta Azzurra è stata il ninfeo di questa villa. Il ninfeo era un edificio consacrato a divinità della natura, dove si celebrava il culto delle ninfe. Le ninfe erano geni femminili delle fonti, dei fiumi e dei laghi. Semi-divinità benigne verso i mortali di cui gradivano la loro compagnia e l’amore. Il ninfeo divenne poi, nell’edilizia residenziale romana, un luogo affacciato sul giardino, con giochi d’acqua, fontane e laghetti. Il ninfeo romano era soprattutto usato per banchetti e ricevimenti durante la bella stagione.

Le statue del ninfeo romano

La Grotta Azzurra è un ninfeo romano unico nel suo genere. Gli archeologi ne hanno avuto conferma solo nei primi anni sessanta quando sul fondo della grotta furono scoperte delle statue romane. Una grande scultura di Poseidone con un corteo di tritoni sono state recuperate dal fondo della grotta nel 1963. Le statue ornamentali al ninfeo romano, sono tagliate all’altezza delle ginocchia. Sicuramente posizionate a pelo d’acqua, dovevano dare l’impressione che emergessero dal mare. La loro collocazione lungo le pareti della Grotta Azzurra non è stata individuata. Le condizioni di queste statue purtroppo non sono buone. Dopo secoli di permanenza in fondo al mare le sculture sono molto deteriorate. Oggi tre di esse si trovano ad Anacapri nella “Casa Rossa”, un piccolo museo molto interessante da visitare.

Il segreto dell’azzurro

Cosa genera lo spettacolo cromatico della Grotta Azzurra mi è più evidente quando mi immergo per uscire fuori con maschera e pinne. La luce esterna proviene principalmente dall’immensa e profonda apertura subacquea. Questa luce filtrata dal profondo blu dell’abisso si riflette e si diffonde grazie anche al fondale chiaro e sabbioso della grotta. La luce che proviene dal piccolo foro d’ingresso è poca cosa rispetto all’immensità della Grotta Azzurra. L’oscurità è il vero segreto. Il colore dell’abisso marino dipinge l’acqua e le pareti avvolte dall’oscurità. L’unica soluzione possibile per fotografare la grotta è tornarci con la custodia subacquea della mia macchina fotografica. Trovata la soluzione per la ripresa fotografica, posso iniziare le pratiche per richiedere i permessi alle istituzioni. La Grotta Azzurra è un bene culturale tutelato dal Polo Museale dalla Campania.

Il collegamento misterioso

Quando sono tornato nella Grotta Azzurra per lo scatto, ho potuto constatare quanti cunicoli ci sono nella parte emersa. Il pensiero di un possibile collegamento artificiale asciutto con la villa romana sovrastante è uno dei misteri non risolti di questo ninfeo. La Grotta Azzurra nel 1998 è stata esplorata da speleologi che non hanno trovato nessuno sbocco nella villa sovrastante. Un grande archeologo italiano, Amedeo Maiuri, nel suo libro “Mestiere di archeologo” scrive del ninfeo, della grotta e della villa marittima di Gradola. Alcune sue ipotesi sono molto avvincenti. Qui ne riporto una breve parte.

Amedeo Maiuri

«Sotto il regno di Augusto o di Tiberio, un pescatore dell’isola, […] esperto fiocinatore notturno ed ardito rocciatore di giorno, segnalò al procurator imperiale una grotta marittima, visibile da una fenditura della rupe penetrabile solo a nuoto per via subacquea ma di così meravigliosa luce da farla credere la casa di un dio forse di Glauco e del suo azzurro-chiomato corteo di Nereidi ».

Tiberio l’artefice del ninfeo

Amedeo Maiuri continua … « E l’imperatore avutane contezza, ordinò che si aprisse in quella fessura un varco bastevole al passaggio di una piccoletta barca, […] e penetrato all’interno e ammirato della divina bellezza dell’antro, fece costruire al di sopra della rupe una villula; e perché non si turbasse la luce misteriosa che vi penetrava a traverso il velo delle acque e per renderne più agevole accesso fece aprire, con mirabile artificio, un cammino sotterraneo tra la villa e la grotta e intagliare nel vivo della roccia un comodo scalo d’approdo, sì che egli potesse a suo piacere penetrare, per terra o per mare in quel meraviglioso ninfeo marino, più bello e prezioso d’ogni altro artificioso ninfeo d’arte musiva; e navigando e beandosi di quella luce e di quel silenzio, invocare la deità di Glauco e delle Ninfe».

Le ipotesi del grande archeologo

Amedeo Maiuri quindi ipotizza che la Grotta Azzurra sia stata il motivo della costruzione della villa sovrastante e che proprio Tiberio abbia allargato l’ingresso per permettere ad una barca di entrarci. Inoltre non gli sembra possibile che un imperatore romano non abbia collegato il ninfeo alla villa. Nonostante le ricerche speleologiche abbiano escluso qualsiasi collegamento tra la grotta e la villa, è probabile che altre indagini potrebbero scoprire una via di comunicazione alternativa. Questa volta partendo dagli scavi della villa, che per fortuna è stata tutelata e non ha subito la cementificazione di altri siti archeologici di Capri. Il mistero di questo collegamento sembra quindi abbia ancora qualche possibilità di essere svelato.

Un parco archeologico

Oggi la Villa di Gradola è quasi invisibile. Una fitta vegetazione ha nascosto le sue rovine archeologiche. Sono diversi anni che si attende una nuova campagna di scavi e che si realizzi un parco archeologico. Valorizzare l’incredibile storia del ninfeo della Grotta Azzurra, delle sue statue e della sua villa penso siano un progetto culturale tra natura ed arte che renderebbe Capri ancora più bella e affascinante.

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Link al sito della casa editrice del libro fotografico di Luca Tamagnini: ITALIA PAESAGGIO COSTIERO

Dove mi sono documentato per scrivere questo articolo

AMEDEO MAIURI, La vera storia della Grotta Azzurra, in Amedeo Maiuri. Mestiere di archeologo. Antologia di scritti, a cura di C. Belli, Milano, Scheiwiller, 1978, pp. 411-419.

Le statue della Grotta Azzurra alla Casa Rossa – Anacapri, 29 agosto 2008

ROSARIA CIARDIELLO – Abitare a Capri in età romana: il complesso rediedenziale di Gradola – Annali 2010 – Rivista di Ateneo – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa – ISSN 2037-5867

Per fotografare la Grotta Azzurra bisogna richiedere i permessi

Polo Museale Campania Beni Culturali (MiBAC)

Leggi anche questo mio altro articolo su Capri

Mare e Cielo di Capri

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