Le Castella

Le Castella è una fortezza quasi completamente circondata dal mare. Siamo nella Calabria Ionica vicino a Capo Rizzuto, non molto lontano da Crotone. Un castello che una volta aveva anche un ponte levatoio. Le Castella è un paesaggio costiero italiano reso celebre dal set di un film memorabile: “L’Armata Brancaleone” di Mario Monicelli. Un film del 1966, una quinta scenografica molto diversa da come è oggi.

Le Castella nel 1967

La foto qui sotto è stata scattata dal cielo un anno dopo il film di Monicelli. Uno scatto di Folco Quilici realizzato quando volava su tutte le regioni d’Italia per la serie di film: L’Italia vista dal cielo.

Le Castella, 1967- Folco Quilici © Esso Italiana

Le Castella, 1967- Folco Quilici © Esso Italiana

Le Castella nel 1990

Quest’altro scatto è mio ed è del 1990. Sull’elicottero con me, c’era anche Folco. Per lui non fu una sorpresa. Le Castella l’aveva già vista trasformata fin dagli anni ‘70. Edifici a più piani di cemento armato hanno sostituito un vecchio abitato di case basse con tegole di terracotta per tetto. Le Castella aveva un aspetto da antico borgo mediterraneo concepito secondo quelle regole di una civiltà materiale millenaria che utilizzava quello che il territorio offriva. Un genius loci dei luoghi che ha sempre adattato le costruzioni degli uomini al paesaggio.

Le Castella, 1990 - Fotografia di Luca Tamagnini

Le Castella, 1990 – Fotografia di Luca Tamagnini

Le Castella nel 2018 per il mio nuovo libro fotografico

Ed eccomi ai giorni d’oggi, marzo 2018, sul mare di Le Castella. La bellissima Fortezza Aragonese è stata restaurata molto bene già da diversi anni. Devo realizzare per il mio libro Italia Paesaggio Costiero uno scatto che rappresenti la costa ionica della Calabria. Mi sveglio che è ancora buio. Un vento forte e gelido di Grecale mi fa quasi desistere di lavorare. Mi muovo al buio per essere sul posto alle prime luci dell’alba. Cerco un luogo sul mare affacciato sulla fortezza di Le Castella. Impossibile scattare a posa, raffiche violente fanno vibrare il cavalletto. Cerco un punto più riparato e lo trovo. Il sole è sorto e la sua luce colora la fortezza e ne esalta la sua forma massiccia circondata da un mare increspato dalle raffiche del vento. Riesco a scattare una fotografia che poi meriterà una doppia pagina del mio libro sul paesaggio costiero italiano.

Le Castella, 2018 - Fotografia di Luca Tamagnini

Le Castella, 2018 – Fotografia di Luca Tamagnini

Le Castella fuori stagione è deserta, le sue strade, i suoi edifici sembrano ancora incompiuti come nello scatto fatto dal cielo quasi trent’anni fa. Qualche edificio ha migliorato l’aspetto ma nascondo nella foto questo orrendo scenario urbano di cemento armato.

Cerco in riva al mare i resti di rocchi di colonne scavati dagli antichi Greci di Crotone. Il tempio greco di Hera Lacinia a Capo Colonna è stato costruito molto probabilmente con questa pietra. Il giorno prima mi trovavo proprio davanti a quell’unica colonna, ancora in piedi, a pochi metri dal mare. Nuvole minacciose mi consigliano di rifugiarsi in macchina. Peccato non aver trovato i rocchi delle colonne. Ho altri luoghi lontani da fotografare. Tempi molto stretti mi costringono a lasciare Le Castella per rispettare l’itinerario programmato.

Ogni paesaggio costiero che fotografo è oggetto di indagine e di scoperta. Il Mediterraneo, quasi sempre ha molto da raccontare e i luoghi costieri italiani difficilmente deludono. La dominazione spagnola aragonese della fortezza di Le Castella le ha dato l’aspetto che ha oggi. In realtà questo presidio militare ha origine molto più antiche. Le basi delle possenti mura sono greche antiche.

Le Castella e Annibale

Roma antica ci hanno lasciato notizie poco precise su Le Castella. In alcune mappe antiche era segnato come Porto d’Annibale. Un nome che gli è rimasto per diversi secoli. Naturalmente sto parlando di Annibale Barca il grande condottiero cartaginese che sfidò Roma nella Seconda Guerra Punica.

La seconda Guerra Punica è quella degli elefanti che attraversano le Alpi, del grande esercito cartaginese che mette in pericolo Roma. Varie battaglie su tutta la penisola sconvolgono le sue città e le popolazioni italiche alleate dei romani. Qui in Calabria in questo territorio di Crotone, si conclude la grande campagna bellica cartaginese.

Annibale braccato dalle legioni romane trova in questi territori calabresi un popolo alleato: i Bruzi. Costruisce una piccola flotta con i legni dei boschi della Sila. Uccide tutti i suoi cavalli per non lasciarli ai romani. Un gesto terribile, la cavalleria cartaginese è stata la sua arma migliore contro le legioni romane. Le navi erano appena sufficienti a riportare i suoi uomini a Cartagine.

Le Castella e i pirati saraceni

Passano i secoli e nel medioevo la fortezza di Le Castella è sempre attiva, per proteggere il suo borgo marinaro, il suo porto. Le Castella è un rifugio sicuro contro gli attacchi dei pirati. I pirati saraceni, sono stati un flagello per queste coste. Prima dell’anno 1000 Le Castella è stata anche araba per un certo periodo. La fortezza è stato un presidio importante contro le scorrerie saracene per tutto il medioevo. Nel 1536 Le Castella non riesce a resistere alla potente flotta ottomana del terribile pirata Barbarossa. Un bel libro da poco pubblicato da Rubbettino Editore racconta la storia di un pirata saraceno che qui nacque e che da qui fu deportato. Uno schiavo ancora sedicenne a cui avevano ucciso il padre pescatore proprio durante la caduta di Le Castella quando fu saccheggiata da Barbarossa.

Gian Luigi Galeni un pirata saraceno nato a Le Castella

Questo giovane calabrese si chiamava Gian Dionigi Galeni e come pirata saraceno ebbe tanti nomi: Uluch-Alì, Ulucciali, Uichialì, Uluzzalì, Louchalì, Ulug-Alì, Euldi-Alì, Ucci-Alì, … in occidente era soprattutto noto come Occhialì, più facile da pronunciare e scrivere. Rivide la madre dopo anni. Lo supplicò di tornare cristiano, ma il suo destino era ormai segnato e la sua fama stava dilagando in tutto il Mediterraneo. Divenne aiutante e poi quasi un fratello dell’ammiraglio Dragut. Dragut insieme a Barbarossa furono i più terribili saccheggiatori d’Italia nel ‘500.

Divenne il “Bey“, il Re delle tre grandi città di Barberia, del nord Africa: Tripoli, Tunisi e Algeri. Fu l’unico comandante che riuscì a salvarsi dalla Battaglia di Lepanto e portare in salvo alcune navi e a fare anche prigionieri. Tenne testa a Gian Andrea Doria in quella epocale battaglia navale. Catturò il grande scrittore spagnolo Cervantes, autore del Don Chisciotte. Il racconto dell’abbordaggio tra le galere del Doria e Occhialì è proprio del Cervantes. Il grande scrittore balza sulla nave saracena con altri spagnoli in soccorso del Doria. Ma rimane sulla galera ottomana e fatto prigioniero. Occhialì riesce a staccarsi dall’abbordaggio delle galere cristiane e continuare la battaglia altrove. Cattura anche l’ammiraglia maltese e salva l’onore della disfatta finale. Le sue galere saranno le uniche a rientrare ad Istanbul.

Dopo la sconfitta della Battaglia di Lepanto (1571) divenne il comandante della nuova flotta ottomana e capo dell’arsenale di Istanbul. A Le Castella un busto di bronzo con una targa ricorda il pirata Occhialì. Il motivo del successo di questo pirata è sicuramente legato alla grande tradizione marinara italiana. Gli ottomani non sapevano andare per mare e il Mediterraneo li ha costretti a “rubare” molti marinai occidentali più esperti di loro. Bastava rinnegare il proprio Dio per darsi al saccheggio contro gli infedeli al di là del mare. Ma per farlo dovevi conoscere l’arte della marineria. Al comando di piccole flotte molti di questi pirati hanno reso le coste italiane difficili da vivere. Tante comunità marinare italiane sono state completamente annientate.

Mar Ionio culla di civiltà

I traffici mercantili, le tecnologie navali e quella della pesca, il saper estrarre colonne in riva al mare, costruire templi e fortezze, sono espressioni di civiltà difficili da annientare. Ma sono anche conoscenze molto evolute che si possono perdere per sempre quando conflitti così violenti durano per troppi secoli. Navigare tra porti lontani, senza conflitti e angherie ha reso il Mediterraneo la culla di civiltà che tutti retoricamente nominiamo per scongiurare il ripetersi di millenarie ed insopportabili scontri di civiltà. Le guerre di religione e i conflitti per il dominio dei traffici commerciali sono il Mediterraneo più oscuro e difficile da raccontare. 

Momenti felici mediterranei ce ne sono stati tanti. Questo Mar Ionio è stato al centro per secoli di una civiltà millenaria, che su questo mare ha fondato il suo splendore e la sua forza. Da Siracusa a Taranto, da Santa Maria di Leuca alle Isole ioniche greche, a Delfi, al Poloponneso, a Creta. Questo piccolo mare è ancora un cuore pulsante al centro del Mediterraneo. Un mare europeo dimenticato, lasciato solo senza infrastrutture e mezzi adeguati per affrontare la globalizzazione dell’Europa e del mondo.

Dove mi sono documentato: 

  • Tito Livio. Ab urbe condita liber XXVII. 
  • Enciclopedia Italiana Treccani, voce: Annibale Barca
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