La Nave di Genga

La Nave di Genga è un abuso edilizio di un folle ristoratore. Il mare non c’è, in questa foto, ed è anche lontano. Colline coltivate, case e casali sparsi, un paesaggio tipico dell’Italia appenninica.

Abuso edilizio

La Nave di Genga si trova a due passi da Genga, un bellissimo borgo delle Marche, in località “Osteria di Colleponi” una frazione sulla strada provinciale che va a Sassoferrato. Qui mi sono impegnato nel ritrarre un paesaggio italiano consueto ma con qualcosa di “folle” nel suo cuore. Un cuore di cemento, non di terra, un cuore ancora legato al mare. La Nave di Genga da sotto lungo la strada provinciale appare in tutta la sua bruttezza, ferita abominevole tra case anch’esse senza nessuna identità. Sono una delle innumerevoli tracce indecenti che gli anni ‘70 ci hanno lasciato nel paesaggio.

Marche, tra Genga e Sassoferrato, in località Osteria Colleponi, l'edificio a forma di nave nella campagna marchigiana detta “La Nave di Genga”. Foto di Luca Tamagnini

Marche, Osteria Colleponi, “La Nave di Genga”. Foto di Luca Tamagnini

Nave di Genga 2014 - 110x50cm - Foto Fine Art di Luca Tamagnini

La Nave di Genga, 2014 / 110 x 50 cm / Luca Tamagnini Catalogo 2014-001

Una nave di cemento

Chi è il folle che ha concepito la Nave di Genga, che ha appoggiato sulla terra una nave costruita in mattoni e cemento armato? Quale trasfigurazione ed impeto ideale ha scatenato un tale delirio creativo? Mi giro, volto le spalle alla nave e godo di un paesaggio agricolo incantevole. Una collina lontana è la mia meta. La Nave di Genga la devo fotografare da lontano, la devo inserire in questo paesaggio tipico marchigiano. Trovo il punto ideale, ma il sole alto dietro le mie spalle proietta una luce “piatta”, senza ombre e non aiuta per lo scatto che ho in mente.  La Nave di Genga deve staccarsi dallo sfondo agricolo, emergere con più incisività. Ci devo tornare quando il sole è più basso. Ed infatti, un ora prima del tramonto, vengo premiato da uno scenario ideale, un raggio di sole colpisce la nave, ne disegna il profilo e la rende quasi reale, quasi fosse un relitto arenato.

Fotografare in “stitching”

Mi sento un pittore, non un fotografo. La tecnica che sto usando è quella del “Photo Stitching“: tanti scatti da mettere insieme poi su computer. Mi aiuta anche il sistema HDR per l’esposizione, ogni inquadratura è un tassello del mosaico che avrà molti set di gestione cromatica. Avrò il controllo totale della luce, potrò scegliere l’intensità tonale per ogni zona dell’immagine. Ma tutto avverrà dopo, su un PC attrezzato. Non so come verrà fuori la Nave di Genga. La visione d’insieme, immediata di uno scatto digitale, con questo tecnica di ripresa non è possibile. Un processo creativo simile allo scatto in pellicola, il risultato lo vedi dopo. Il mestiere e l’esperienza aiutano per questo tipo di fotografie paesaggistiche. Scatto con questo tipologia di ripresa perché produco un’immagine ad altissima risoluzione per poi stamparla su grandi formati.

La Nave di Genga è un pugno in un occhio

Dopo diversi giorni finalmente vedo il risultato, non sempre è scontata la buona riuscita dell’immagine. Basta poco, uno scatto fuori registro e il mosaico non si ricompone, il lavoro da buttare. Ma questa volta rimango molto sorpreso, non tanto per la buona riuscita della foto, quanto perchè il mio intento di denuncia si sostituisce all’ammirazione per quella ferita architettonica. Nella bellezza del paesaggio la nave è un pugno in un occhio, ma quel delirio architettonico sembra essere diventato monumento artistico contemporaneo. Certo è proprio di quegli anni ‘70 un’arte provocatoria, concettuale, che si voleva distaccare completamente dalla tradizione, dalla storia, da tutto quello che fino ad allora era concepito come arte.

Il fascino dei luoghi abbandonati

L’inconsapevole artista, architetto, creatore della Nave di Genga, dopo anni passati in mare, (un marittimo di origini contadine) è tornato alla sua terra natia per investire i suoi risparmi in un ristorante a forma di nave. Forse ha ingannato tutti. Il ristorante una copertura (non ha mai aperto al pubblico) il suo intento una provocazione alla “Bella Italia” e a noi italiani sempre affamati di cemento.

[LUCA TAMAGNINI]


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