Tutela del paesaggio
Due modi di proteggere le coste
Beachy Head, le Seven Sisters e il modello inglese del National Trust
Mi sono affacciato su uno dei più spettacolari paesaggi costieri dell’Inghilterra e ho subito pensato a quanto il Regno Unito abbia da insegnare sulla tutela del paesaggio. Avevo con me il drone e cercavo dall’alto quelle prospettive che permettono di leggere la costa nella sua interezza: la linea delle falesie, il mare, i prati e le poche tracce della presenza umana.
Di presenza umana, in realtà, ne avevo moltissima intorno a me: turisti arrivati da ogni parte del mondo si accalcavano in un paesaggio che non mi aspettavo così frequentato. È stata una vera sorpresa: una folla radunata solo per ammirare un paesaggio, senza nient’altro intorno, l’avevo vista soltanto al Grand Canyon.
Sul visore della consolle del drone, mentre salivo di quota, ho notato l’assenza di alberghi, seconde case e altre infrastrutture per chilometri. Non è un miracolo. È qualcosa che conoscevo già attraverso le mie letture: il National Trust, una delle più importanti organizzazioni britanniche per la tutela del paesaggio e del patrimonio naturale e storico.
È una gestione della tutela del paesaggio tutta inglese, che in questo articolo proverò ad affrontare anche in un confronto con le nostre leggi di tutela.
Scogliere Seven Sisters, 2026
Regno Unito
Costa sulla Manica nei pressi di Eastbourne
Luca Tamagnini
Catalogo N° 2026-PROV-01
Una costa che poteva essere diversa
È difficile non chiedersi che cosa sarebbe potuto diventare questo luogo se, nel corso del Novecento, fossero prevalsi altri interessi.
Il rischio, a Birling Gap, non era soltanto teorico. Nel 1927 una parte del territorio di Crowlink, vicino alle Seven Sisters, rischiava di essere interessata da uno sviluppo edilizio. Una raccolta di fondi permise di salvarla e di affidarla alla tutela del National Trust.
National Trust
La tutela delle coste inglesi
Il National Trust è nato alla fine dell’Ottocento e nel 1907 il Parlamento britannico approvò il primo National Trust Act, dando al Trust una struttura statutaria particolare. Nel corso del Novecento altri Acts of Parliament ne hanno aggiornato e ampliato i poteri.
Nel 1965 venne lanciata la campagna Enterprise Neptune, con l’obiettivo di raccogliere fondi per acquistare e proteggere tratti di costa minacciati dallo sviluppo edilizio.
A sessant’anni di distanza, i risultati sono impressionanti.
Nel 2025 il National Trust ha dichiarato di prendersi cura di circa 896 miglia di costa, oltre 1.440 chilometri, in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord: più del 10% dell’intera costa dei tre Paesi. La sua strategia 2025 – 2035 specifica inoltre che oltre 750 miglia di costa sono di proprietà del Trust e non possono essere edificate.
È un numero che, per chi osserva il paesaggio costiero italiano, fa riflettere.
Perché qui non si parla soltanto di tutela giuridica.
In molti casi il National Trust possiede fisicamente il territorio.
Lo acquista, lo conserva, lo gestisce, ne cura i sentieri, i pascoli, gli habitat naturali e l’accessibilità al pubblico.
Proprietà inalienabili
È un modello nel quale la proprietà può diventare uno strumento di conservazione.
Ma c’è un aspetto ancora più sorprendente.
Una proprietà che può diventare inalienabile
Le leggi che regolano il National Trust hanno attribuito al Trust una possibilità che considero fondamentale per comprendere il suo modello di conservazione: dichiarare determinati terreni inalienabili.
La base giuridica risale alla sezione 21 del National Trust Act 1907 e alla sezione 8 del National Trust Act 1939. Il Parlamento britannico continua a utilizzare proprio queste disposizioni per definire cosa significhi che un terreno del National Trust è “held inalienably”.
In termini semplici, quando un terreno è dichiarato inalienabile, il National Trust non può semplicemente decidere di venderlo.
La protezione è ancora più significativa nel caso di un’acquisizione forzosa. Se il Trust si oppone alla sottrazione di un terreno inalienabile, l’acquisizione non può procedere attraverso una normale procedura: è richiesta una speciale procedura parlamentare.
Faro di Beachy Head, 2026
Regno Unito
Costa sulla Manica nei pressi di Eastbourne
Luca Tamagnini
Catalogo N° 2026-PROV-02
Garanzie per chi dona
Questa garanzia non è un dettaglio tecnico: è la ragione stessa per cui, nel corso di più di un secolo, tante famiglie e proprietari hanno scelto di donare o lasciare in eredità le proprie terre al National Trust. Chi dona un terreno vuole la certezza che non verrà mai rivenduto o trasformato in futuro: ed è proprio l’inalienabilità, prevista dalla legge, a offrire questa garanzia.
Un documento del Parlamento britannico ha indicato che circa il 95% dei terreni del National Trust è detenuto inalienabilmente.
Questa caratteristica cambia profondamente il significato della proprietà.
Non siamo più semplicemente davanti a un soggetto che possiede un terreno e decide di conservarlo.
La proprietà stessa viene trasformata in uno strumento giuridico di conservazione nel lungo periodo.
È come se una parte del territorio venisse sottratta alla normale logica della compravendita e destinata, attraverso la legge, a rimanere patrimonio della collettività.
Non significa che quel terreno diventi proprietà dello Stato.
È ancora del National Trust.
Ma il Trust lo detiene permanentemente nell’interesse delle generazioni presenti e future.
Ed è questa, forse, una delle caratteristiche più sorprendenti del modello britannico.
Scegliere di non costruire
È forse questa la riflessione che più mi ha accompagnato mentre fotografavo Beachy Head.
Quando guardiamo un paesaggio naturale siamo portati a pensare che ciò che vediamo sia il risultato delle forze della natura.
Ma un paesaggio può essere anche il risultato di una scelta umana.
Quello che vediamo non è soltanto ciò che la natura ha creato. È anche ciò che l’uomo ha scelto di non costruire.










